A causa dello stop imposto dall’attuale emergenza sanitaria a tutte attività, le associazioni e società sportive si sono trovate a dover gestire una difficile situazione finanziaria dovuta congiuntamente all’assenza di introiti e al perdurare delle spese per affitti, utenze, fornitori, ecc.).

Nel concreto, in tema di oneri gestionali, l’unico intervento a favore di associazioni e società sportive che l’esecutivo ha previsto nel decreto Cura Italia (D.L. 18/2020) riguarda la ristretta cerchia di circoli operanti nell’ambito di strutture di proprietà dello Stato e degli enti territoriali.

Infatti, l’art. 95, D.L. 18/2020, ha previsto per le associazioni e società sportive con domicilio fiscale, sede legale o operativa nel territorio nazionale, la possibilità di sospendere il pagamento dei canoni di locazione e concessori relativi esclusivamente all’impiantistica pubblica, lasciando irrisolta la questione delle locazioni private. Pertanto, tutti i circoli sportivi operanti in impianti, palestre o terreni sulla base di contratti di locazione con locatori privati non hanno avuto altra possibilità se non quella di chiedere una temporanea sospensione o riduzione dei canoni di locazione, senza garanzia alcuna, o sono stati addirittura costretti a presentare disdetta.

Ulteriore intervento introdotto del Cura Italia (art. 96) è la possibilità di presentare la domanda di contributo una tantum (c.d. indennità per collaboratori sportivi), riferito al mese di marzo, del valore di 600 euro mediante una piattaforma informatica messa a disposizione da Sport e salute srl, da parte di ciascun sportivo dilettante operante nell’ambito di associazioni e società sportive iscritte nel Registro Coni ed esercente una o più attività riconosciute come tali dalle delibere dello stesso Comitato Olimpico Nazionale.

La sproporzione tra la somma destinata e la quantità di domande presentate, la preferenza accordata ai collaboratori sportivi che nel periodo d’imposta 2019 non abbiano percepito compensi superiori a 10.000 euro complessivi, la mancata percezione di redditi da lavoro e delle altre misure indennizzanti di cui al D.L. 17/2020, oltre a una procedura non troppo immediata (necessità di prenotarsi via sms, documentare la sussistenza del rapporto alla data del 17.3.2020 mediante scansionare e caricamento on-line del contratto di collaborazione o lettera di incarico o prova dell’avvenuto pagamento della mensilità febbraio 2020) hanno notevolmente ridotto la platea dei potenziali beneficiari.

È stata inoltre prevista dal decreto Liquidità (D.L. 23/2020) la possibilità per le PMI e, quindi, anche per associazioni sportive dilettantistiche dotate di partita Iva e le altre realtà sportive costituite in forma societaria, di presentare al proprio istituto di credito la richiesta di finanziamento “garantito dello Stato” fino a un massimo di 25.000 euro. Parallelamente, è stata data notizia dall’Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri dell’ampliamento dell’operatività del Fondo di Garanzia per l’impiantistica sportiva di cui all’art. 90, comma 12, L. 289/02, il quale avrà a disposizione maggiore liquidità anche per sostenere gli enti sportivi esclusi dalla possibilità di accedere al finanziamento agevolato previsto per le PMI.  

Alla luce di quanto sopra detto, giungono dagli organi di stampa notizie in merito all’intenzione dell’esecutivo, del Ministero dello sport e degli organi preposti di attuare un ulteriore intervento mediante lo strumento del finanziamento agevolato, anziché tramite fattivi interventi che siano in grado sia di supportare gli enti durante il periodo di inattività sia, successivamente, per la ripartenza dell’intero settore.

In ogni caso, pare utile interrogarsi sull’utilità di indirizzarsi principalmente sullo strumento del finanziamento e non, parallelamente, di potenziare fattispecie già esistenti al fine di evitare un eccessivo ricorso al capitale di rischio da parte di organismi che operano prevalentemente in regime di responsabilità illimitata e solidale dei propri amministratori.

Tali dubbi risultano ancor più significativi soprattutto se si considera il fatto che, a differenza delle imprese, i sodalizi sportivi spesso vivono come soggetti passivi “attendendo” l’arrivo di associati, soci e tesserati e non potendo impegnarsi in politiche di marketing tanto quanto un soggetto profit, pena essere tacciati dall’Agenzia delle Entrate come dei soggetti in tutto e per tutto commerciali.

Ciò premesso, perché non provare dunque ad analizzare dei sistemi alternativi per il sostegno del comparto sportivo dilettantistico? Sono già state avanzate al Ministero dello Sport alcune interessanti proposte da parte della Federazione Ciclistica Italiana. Il Consiglio Federale ha esposto al dicastero competente un report sui danni economici derivanti dall’emergenza congiuntamente a una serie di misure utili per riattivare il motore economico del settore, quali:

– l’attribuzione di un credito d’imposta del 20% da riconoscere agli sponsor, oltre all’attuale detrazione fiscale del costo sul restante 80% della sponsorizzazione, a condizione che venga confermato (o incrementato) il 100% delle somme già stanziate dal medesimo sponsor per l’anno 2020;

consentire l’accesso alla cassa integrazione da parte degli atleti professionisti con contratti di importo lordo inferiore a 50.000,00 euro;

la creazione di un fondo “Salva ciclismo”, sovvenzionato attraverso la destinazione del 1% delle scommesse sportive, o almeno dell’ammontare delle giocate dirette sul ciclismo.

Tuttavia, nel mondo sportivo non professionistico sussiste una quantità rilevante di enti dotati di solo codice fiscale o che comunque, pur avendo la partita Iva, non annoverano tra le proprie entrate corrispettivi commerciali derivanti dalla prestazione di servizi pubblicitari e da sponsorizzazioni.

In questo caso, accanto alla temporanea “super deducibilità” delle sponsorizzazioni, il legislatore potrebbe intervenire sull’art. 15, comma i-quinquies), DPR 917/86, che prevede la detrazione dall’Irpef in misura del 19% delle spese, per un importo non superiore a 210 euro, sostenute per la pratica sportiva dilettantistica dei ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, nell’ambito di associazioni e società sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi.

Tale modifica normativa potrebbe quindi prevedere sia l’eliminazione del tetto massimo (ora 210,00 euro) che l’estensione dell’agevolazione anche ai soggetti maggiorenni garantendo, quindi, la possibilità di detrarre (a prescindere dall’età) interamente le somme pagate per “l’iscrizione annuale e l’abbonamento” alle attività sportive dilettantistiche.

Altra misura possibile potrebbe essere quella di concedere dei voucher, fiscalmente neutrali sotto il profilo Iva e II.DD. per l’associazione o società sportiva ove gli stessi verranno spesi, utilizzati per ”avvicinare” soggetti non associati, soci o tesserati a corsi e altre iniziative sportive dilettantistiche i quali, scaduto il periodo di validità del buono, potranno valutare se associarsi e/o affiliarsi.

Tali voucher, di valore e durata normativamente predeterminati, potrebbero infatti incentivare congiuntamente la ripresa delle attività da parte di associazioni e società sportive dilettantistiche, nonché l’accesso alla pratica sportiva per giovani di età inferiore a 18 anni, persone di età non inferiore a 60 anni e/o soggetti svantaggiati e meritevoli di tutele (riprendendo quanto previsto dalla disciplina 5×1000) in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

Quanto sopra, ovviamente, dovrebbe avvenire nel rispetto dei protocolli sanitari che il Ministero della Salute, Coni e Federazioni sportive dovranno necessariamente elaborare e tempestivamente comunicare ad associazioni e società.

Concludendo, si sottolinea che in assenza di rapide e concrete iniziative volte al sostenere il mondo sportivo causate dalla sottovalutazione dell’importanza dello stesso sia sotto il profilo social e che della salute collettiva, molti circoli saranno costretti a chiudere i battenti, neutralizzando l’attuale possibilità per chiunque di praticare sport gratuitamente o a costi ancora accessibili.

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