Nella giornata di sabato 18 aprile è stato finalmente pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto ministeriale contenente gli schemi che gli ETS dovranno adottare nella redazione del proprio bilancio o rendiconto annuale.

Tra le principali novità introdotte dal Codice del Terzo settore (D.lgs. 117/17) si ricorda la definizione di una disciplina comune a tutti gli ETS in materia di scritture contabili e obblighi di bilancio. Il CTS, infatti, nell’art. 13, comma 1, ha previsto per gli ETS che non esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale l’onere di redigere annualmente un documento “trino” riepilogativo dei fatti di gestione, secondo il criterio della competenza economica, strutturato in forma di:

  • stato patrimoniale,
  • rendiconto gestionale (ove indicare i proventi e gli oneri),
  • relazione di missione (ove illustrare le poste di bilancio, l’andamento economico e finanziario dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie).

Tuttavia, per gli enti di minori dimensioni (ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate inferiori a 220.000,00 euro), secondo l’art. 13, comma 2, CTS, il bilancio per competenza può lasciare posto ad un documento redatto secondo il principio di cassa (c.d. rendiconto entrate/uscite). Sul punto si precisa che nel computo delle entrate non dovranno essere considerate quelle derivanti da “disinvestimenti”, intendendo come tali le alienazioni a qualsiasi titolo di elementi aventi natura di immobilizzazioni (estranee alla gestione corrente dell’ente) e quelle relative al reperimento di fonti finanziarie.

Nella redazione del bilancio o rendiconto l’organo amministrativo dovrà provvedere a dare notizia circa il carattere secondario e strumentale delle attività diverse ex art. 6 rispetto alle attività di interesse generale di cui all’art. 5, CTS, con adeguata informativa riportata nella relazione di missione o in una annotazione in calce al rendiconto per cassa o nella nota integrativa al bilancio.

A prescindere dalla forma, bilancio o rendiconto annuale dovranno essere redatti sulla base di specifica modulistica fornita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sentito il consiglio nazionale del terzo settore,  approvati dall’organo statutariamente preposto e successivamente depositati presso il Registro unico nazionale del Terzo settore entro e non oltre il 30 giugno di ogni anno (art. 48, comma 3, CTS).

Tutto ciò premesso, quindi, a partire dell’esercizio 2018, il CTS avrebbe comportato una vera e propria rivoluzione nelle modalità e criteri di redazione dei bilanci per APS, ODV e Onlus, se non si fosse verificato un imbarazzante ritardo da parte del suddetto Ministero nell’elaborazione dei citati schemi.

Infatti, proprio lo stesso Ministero del Lavoro, nel ribadire la necessità di redigere i bilanci nel rispetto della nuova norma già con riferimento all’esercizio 2018, vista l’assenza della modulistica di cui al comma 3 dell’art. 13, CTS, si è visto costretto (Nota prot. n. 34/0012604 del 29/12/2017) a lasciare una certa libertà di scelta agli enti circa le modalità di articolazione e schematizzazione degli stessi.

Solo con il D.M. 5.3.2020, pubblicato in G.U. n. 102 del 18.4.2020, sono stati resi disponibili i modelli di stato patrimoniale (Mod. A), rendiconto gestionale (Mod. B) e relazione di missione (Mod. C), di cui al citato art. 13, comma 1, nonché il modello di rendiconto per cassa (Mod. D) da utilizzare obbligatoriamente da tutti i futuri ETS a partire dall’esercizio 2021.

Nell’ambito del bilancio per competenza lo stato patrimoniale, anche se opportunamente adattato per gli ETS, mantiene una forma simile allo schema proprio delle società di capitali, mentre nel rendiconto gestionale risultano distintamente riportare le voci relative alle attività di interesse generale (A), attività diverse (B), raccolte di fondi (C), attività finanziarie e patrimoniali (D), nonché la voce residuale relativa ai proventi e oneri di supporto generale (E) e le imposte, evidenziandosi infine l’avanzo/disavanzo di gestione.

Come precisato nel presente decreto, tali schemi benché «fissi» possono essere ulteriormente articolati mediante la suddivisione delle voci precedute da numeri arabi o da lettere minuscole dell’alfabeto, senza però eliminare la voce complessiva e l’importo corrispondente, qualora questo permetta di garantire una maggiore chiarezza del documento.

Per quanto riguarda, invece, il rendiconto per cassa, viene mantenuta un’articolazione simile a quella del rendiconto gestionale dovendosi riportare le entrate e uscite suddivise per macro-aree quali attività di interesse generale (A), attività diverse (B), raccolte di fondi (C), attività finanziarie e patrimoniali (D), attività di supporto generale (E) e le imposte. L’avanzo o disavanzo così ottenuto dovrà essere poi neutralizzato dai risultati realizzati nell’esercizio dalle attività di investimento/disinvestimento, nonché dalle attività di reperimento di liquidità diverse dalle raccolte di fondi. Nell’evidenziare il saldo finale di liquidità si dovrà procedere ad articolare lo stesso in denaro contante e depositi bancari e postali.

Novità assoluta rispetto ai precedenti schemi elaborati dal Cndcec e dall’ex Agenzia per le Onlus, compaiono nello schema di rendiconto gestionale anche i costi e i proventi figurativi, rispettivamente relativi alle attività di interesse generale e attività diverse.

Possono, altresì, essere raggruppate le voci citate quando la modifica è irrilevante o quando si favorisce una maggiore chiarezza. Sul punto il ministero ha previsto la possibilità di eliminare le voci precedute da numeri arabi o da lettere minuscole con importi nulli per due esercizi consecutivi, nonché la possibilità di aggiungerne . Eventuali raggruppamenti o eliminazioni delle voci di bilancio devono risultare esplicitati nella relazione di missione.

Ulteriore precisazione viene fatta in merito al ruolo del revisore nominato ai sensi dell’art. 31, CTS, il quale dovrà “esprime con apposita relazione, ai sensi dell’art. 14 del decreto legislativo n. 39/2010, un giudizio sul bilancio composto da stato patrimoniale, rendiconto gestionale e parte della relazione di missione che illustra le poste di bilancio”, applicando in tutto e per tutto le regole proprie dell’attività di revisione in soggetti profit. La medesima relazione dovrà comprendere inoltre anche il giudizio di coerenza con il bilancio, ai sensi della lett. e), comma 2, della parte della relazione di missione che illustra l’andamento economico e finanziario dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie, nonché il giudizio di conformità della medesima parte della relazione di missione con le norme di legge e la dichiarazione sugli errori significativi anch’essa prevista dall’art. 14, comma 2, lett. e), D.lgs. 39/2010.

Concludendo, si ricorda che per tutti gli ETS che svolgono una esclusiva o prevalente attività in forma commerciale, in deroga a quanto sopra, sussiste l’obbligo di tenuta delle scritture contabili ai sensi dell’art. 2214 c.c. nonché di redigere il bilancio ai sensi degli artt. 2423 e seguenti, 2435-bis o 2435-ter c.c.

Lo stesso andrà poi depositato al registro delle imprese territorialmente competente con riferimento alla sede legale entro 30 giorni dalla data dell’assemblea di approvazione.

 

Gazzetta ufficiale n.102 – Decreto 5 marzo 2020

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