In questo periodo di emergenza sanitaria, grazie anche all’emanazione dei “famosi” D.p.c.m., i testi di legge sono divenuti in qualche modo più fruibili anche ai non tecnici, che si sono avvicinati loro malgrado al mondo del diritto, al suo linguaggio e alle molte zone d’ombra delle norme.

Ritengo che la questione sul potere o meno uscire di casa e su quali siano i motivi che effettivamente vengono ritenuti validi per allontanarsi dal nido domestico, sia stata sviscerata abbondantemente.

Basti qui ribadire che, nel momento in cui si scrive, sono possibili gli spostamenti per motivi di salute, per comprovate esigenze lavorative, laddove come noto il D.p.c.m. del 22.03.2020 ha sospeso tutte le attività produttive industriali e commerciali (comunque agevolando la possibilità di effettuare, laddove possibile, la prestazione lavorativa in regime di smart-working) ad eccezioni di quelle contenute nell’allegato 1 (poi modificato dal d.m. del 25.03 u.s. che ha prorogato i termini al 28.03.2020 al fine di consentire alle imprese che hanno dovuto sospendere la loro operatività di spedire le merci in giacenza e comunque ultimare le attività necessarie alla sospensione).

Le attività professionali non sono sospese seppure nel rispetto degli accorgimenti di cui al punto 7 dell’art. 1 del precedente D.p.c.m. 11.03.2020 (per riassumere anche se in maniera riduttiva incentivo al lavoro agile, ferie e rispetto delle misure sanitarie) e nemmeno le attività delle pubbliche amministrazioni, fermo restando quanto previsto dall’articolo 87 del d.l. 17 marzo 2020 n. 18 (c.d. Cura Italia).

È inoltre possibile spostarsi per ragioni di assoluta urgenza (in comune diverso) e per situazione di necessità (all’interno dello stesso comune).

Per quanto riguarda il diritto di visita del figlio minore da parte del genitore non collocatario, inizialmente tale diritto era garantito dalla espressa previsione contenuta nel primo decreto di effettuare spostamenti al fine di rientrare presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Previsione questa eliminata con l’introduzione del secondo D.p.c.m., contribuendo in questo modo a creare dubbi in merito.

Le autorità interrogate hanno confermato la possibilità di esercitare il diritto di visita, seppur avvertendo il genitore di portare con sé oltre all’autocertificazione, anche l’accordo di separazione coniugale omologato dal Tribunale, o la sentenza di separazione o divorzio, o l’ordinanza del Presidente del Tribunale che dispone in via provvisoria e urgente le modalità di esercizio della responsabilità genitoriale e i tempi di permanenza del minore con l’uno e l’altro genitore e di rispettare le prescrizioni sanitarie.

La questione però è particolarmente rilevante in quanto afferisce al diritto di salute del minore e indirettamente anche del genitore collocatario e di coloro che vivono con lui.

Per questo motivo nell’ultimo periodo due Tribunali italiani si sono pronunciati nel senso di limitare il diritto di visita del genitore in favore della preminente tutela del diritto costituzionalmente rilevante alla salute.

In particolare il Tribunale di Rovigo, con un’ordinanza di qualche giorno fa, in seguito a richiesta della madre collocataria della figlia minorenne, ha drasticamente limitato il diritto di visita da parte del padre, concedendogli di tenere la bambina presso di sé una sola giornata a settimana, con possibilità comunque per lo stesso di mantenere continuità nel rapporto videochiamandola due volte al giorno.

Tale scelta è stata motivata in virtù della riconosciuta preminenza del diritto alla saluta della bambina rispetto al diritto di visita del padre.

Dello stesso orientamento anche il Tribunale di Bari il quale in ordinanza del 26.03.2020 riconoscendo che “lo scopo primario della normativa che regola la materia, è una rigorosa e universale limitazione dei movimenti sul territorio, (attualmente con divieto di spostarsi in comuni diversi da quello di dimora), tesa al contenimento del contagio, con conseguente sacrificio di tutti i cittadini ed anche dei minori”, “ritenuto che non è possibile prevedere se il minore sia stato esposto al rischio del contagio” e “ritenuto che il diritto – dovere dei genitori e dei figli minori di incontrarsi, nell’attuale momento emergenziale, è recessivo rispetto alle limitazioni alla circolazione delle persone, legalmente stabilite per ragioni sanitarie, a mente dell’art. 16 della Costituzione, ed al diritto alla salute, sancito dall’art. 32 Cost.” ha accolto l’istanza sospendendo le visite paterne e disponendo che il diritto di visita sia esercitato mediante videochiamate.

Spesso mi è capitato in questi giorni di ricevere telefonate di conoscenti, amici e clienti che mi domandano se il Tribunale funziona normalmente, se sia possibile depositare un ricorso per decreto ingiuntivo o se si terrà la loro udienza.

Al di là delle misure adottate dal singolo Ufficio Giudiziario, vi sono importanti previsioni in merito nel c.d. decreto legge cura Italia (d.l. del 17.03.2020, n. 18).

Qui di seguito riassumo le più rilevanti e d’interesse in particolare per il processo civile e penale, tenendo presente però che sono stati presi provvedimenti che riguardano anche i procedimenti amministrativi e tributari.

In particolare dal 9 marzo al 15 aprile (termine prorogato all’11.05.2020 dal D.L. n. 23/2020) le udienze tanto civili quanto penali sono rinviate d’ufficio a data successiva la 15 aprile 2020 (nda ora 11.05.2020), dopo questa data le udienze in cui non devono comparire le parti saranno con molta probabilità tenute in modalità telematica.

Nello stesso periodo è sospeso anche il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto tanto del processo civile quanto penale.

Vi sono però delle eccezioni, infatti, tali limitazioni non si applicano alle cause di competenza del Tribunale per i minorenni, in particolare quelle che hanno a che vedere con le dichiarazioni di adottabilità, con i minori stranieri non accompagnati, con i minori allontanati dalla famiglia e con le situazioni di grave pregiudizio. Eccezioni sono previste anche per le cause relative agli alimenti o obbligazioni alimentari e per i procedimenti cautelari aventi ad oggetto la tutela dei diritti fondamentali della persona, oltre che per i procedimenti relativi alla tutela, amministrazione di sostegno, interdizione e inabilitazione (solo se vi è una motivata situazione di indifferibilità). Fanno inoltre eccezione i procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari, convalide di espulsione, allontanamento e trattenimento di cittadini extracomunitari, e comunque tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti e quelli in cui devono essere presi provvedimenti relativi alla sospensione dell’esecuzione.

Per quanto riguarda il diritto penale la sospensione non si applica ai procedimenti di convalida dell’arresto e del fermo, ai procedimenti per i quali sono in scadenza i termini massimi di custodia cautelare, ai procedimenti per i quali si applicano misure di sicurezza detentive o è pendente la richiesta di applicazione delle misure di sicurezza detentive, ai procedimenti a carico di persone detenute, ai procedimenti in cui sono applicate misure cautelari o di sicurezza, ai procedimenti per l’applicazione di misure di prevenzione, e ai procedimenti che rivestono carattere di urgenza. I termini per la proposizione della querela (tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato) non sono sospesi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui