“Queste polizze, sempre più care!”. Quante volte ci vengono alla bocca frasi come questa per sottolineare il malcontento nel dover (nel caso della Rcauto obbligatoria) pagare un premio assicurativo!. Si ma, cosa succede ai nostri soldini una volta versati alla Compagnia, direttamente o per il tramite di un intermediario? Senza addentrarci in complicazioni tecniche ed attuariali, vediamo di capire come lavora il meccanismo che permette il corretto funzionamento dello strumento assicurativo.

Primo step: le tasse!

Quando versiamo 100 € in una polizza, la prima fetta di soldini se ne va in tasse. A seconda del ramo assicurativo queste possono variare da 0 (nei rami vita) al 22,25 % (nei rami incendio e furto). Lo stato quindi, utilizzando le Compagnie come sostituti d’imposta, incamera le tasse cui sono soggetti i diversi rami assicurativi e riduce già di una buona percentuale il “quantum” a disposizione dell’assicuratore per coprire i rischi espressi nel contratto assicurativo. Esistono, in misura molto ridotta, coperture nei rami danni non soggette a tassazione – ne parlavamo in QUESTO ARTICOLO.

Secondo step: le provvigioni dell’intermediario

Eh già, chi intermedia la nostra polizza (broker/agente/banca ecc..) percepisce sul premio depurato dalle imposte, una provvigione. Questa varia di molto in funzione del tipo di copertura – nella rc auto ad esempio  si è oramai scesi attorno al 7/8% – ed è funzione di specifici accordi intercorsi nella catena distributiva (mandati, accordi commerciali, collaborazioni ecc…). Prima della recente riforma della distribuzione assicurativa (Regolamenti n°40 e 41 di IVASS) solo i broker potevano, inoltre, richiedere una parcella di consulenza separata dai premi assicurativi; oggi questa opportunità può essere di fatto estesa anche ad altri soggetti, ammesso che venga svolta un’attività concreta e documentata secondo normativa. Alcuni canali di distribuzione, infine, by-passano questa spesa disintermediando la polizza: è il caso delle polizze on-line (o telefoniche). Abbiamo dedicato loro un articolo, utile a non cadere nelle molteplici truffe online, lo trovi QUI.

Terzo step: la riassicurazione

Sorpresa! Ogni Compagnia di assicurazione è a sua volta RI-assicurata. Senza addentrarci nel tecnico, la Compagnia paga al riassicuratore un premio secondo un trattato riassicurativo e quest’ultimo la terrà indenne di una parte dei sinistri che la Compagnia sarà tenuta a pagare ai propri clienti in virtù delle polizze sottoscritte. Generalmente la riassicurazione funziona con due meccanismi base: in “eccesso di perdita” o in “proporzionale”. Nel primo caso il riassicuratore “interviene” solo sui sinistri oltre un certo importo concordato, nella seconda interviene su tutti i sinistri con la medesima percentuale di partecipazione. Diverse Compagnie nel mercato svolgono sia funzione di assicuratore che di riassicuratore – leggerete infatti: “Compagnia di assicurazioni e riassicurazioni”.

Quarto step: i costi amministrativi di gestione

La Compagnia, come tutte le imprese, per funzionare ha bisogno di gestire i costi connessi alla propria gestione caratteristica: personale, beni immobili, materiali, compliance legale – tecnica ed attuariale, consulenti, periti, liquidatori ecc. Tutti questi costi devono essere quindi inclusi nel premio percepito dalla Compagnia stessa, per poter essere gestiti e per far in modo che vengano erogati i servizi necessari al buon funzionamento del contratto.

Quinto step: il pagamento del sinistri

Siamo arrivati all’ultimo tassello. Qui l’assicuratore si gioca l’utile o la perdita del proprio lavoro, in quanto le tasse non dipendono da lui, le provvigioni degli intermediari restano grosso modo costanti, i trattati riassicurativi dipendono dall’utile (o perdita) del riassicuratore e i costi vivi che sostiene sono abbattibili in misura molto ridotta se è necessario mantenere il buon servizio nei confronti della clientela. Il sinistro rappresenta la prestazione dell’assicuratore: se i propri attuari hanno lavorato bene e dunque  la mutualità delle perdite è inferiore a quello che resta dopo i passi precedenti, e ha stipulato un corretto trattato di riassicurazione (vedi step 3),  avrà un bilancio in utile.

In gergo assicurativo (e al netto delle tasse) si suole separare le voci connesse alle “spese” (2°-3° e 4° step) con quelle relative al pagamento dei sinistri (5° step) – questo per avere una visione maggiormente precisa delle spese complessivamente legate alla gestione e quelle invece facenti riferimento ai sinistri pagati. Per dare poi un riferimento univoco, tali importi sono espressi in percentuale rispettivamente ai premi netti incassati.

Tali voci prendono il nome di:

  • Expence ratio -> Spese
  • Loss ratio -> Pagamento sinistri
  • Combined ratio -> Somma dei due precedenti (che determina utile/perdita)

Per fare un esempio pratico: se una Compagnia ha “expence ratio” al 20% e “loss ratio” 78% (quindi combined al 98%) sarà in utile del 2%, fatto 100% i premi netti che ha incamerato.

Per approfondire ecco QUI il report ANIA sull’andamento 2018

I passi rappresentati in questo ragionamento sono volutamente non tecnici e non approfonditi, in quanto ogni ramo ha poi le proprie soggettività, in particolare i rami vita ove si fondono dinamiche di investimento e riserve tecniche.

Ora, quando verserai i prossimi premi, saprai come vengono “spezzettati” per poterti garantire in caso di danno un ristoro efficace e un servizio all’altezza.

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