La Croce Rossa Italiana è stata interessata, nell’ultimo quinquennio, da un importante processo di privatizzazione che ha visto, tra i vari interventi, la trasformazione dei comitati regionali, provinciali e locali in associazioni di diritto privato.

Con decorrenza 01 gennaio 2014 le articolazioni territoriali dell’ente pubblico Croce Rossa sono state quindi “ricostituite” in veste di associazioni di promozione sociale Onlus parziali con personalità giuridica ex lege (D.Lgs. 178/12).

Ciò premesso, per mano del Codice del Terzo settore (D.Lgs. 117/17), la CRI è stata oggetto di ulteriore evoluzione mediante la trasformazione delle ex-articolazioni territoriali da Associazioni di promozione sociale a Organizzazioni di volontariato.

Il passaggio da Aps a Odv comporta per le Cri la necessità di procedere ad una attenta analisi del rapporto tra soggetti volontari e lavoratori retribuiti: stante il divieto di intrattenere con i propri volontari qualsiasi tipo di rapporto che possa rappresentare “rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito”, il personale attualmente in essere dovrà decidere, qualora si trovasse in entrambe le posizioni (volontario e lavoratore), di abbandonare lo status di volontario a favore del proprio rapporto di lavoro con l’ente ovvero continuare ad essere esclusivamente un volontario. Tali volontari, qualora si dedichino con continuità alle attività sociali svolte, dovranno risultare da un apposito registro e dovranno essere assicurati contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

In qualsiasi caso, il numero dei lavoratori impiegati dal singolo comitato Cri non può essere superiore al cinquanta per cento del numero dei propri volontari.

Maggiormente problematica risulta poi la questione relativa alla riorganizzazione contabile-fiscale dei singoli Comitati: la Cri in forma di Aps Onlus parziale poteva svolgere le proprie attività, gratuitamente ovvero a pagamento, sia verso i propri aderenti sia  verso i terzi. Come Aps poteva incassare le quote sociali dai propri aderenti, svolgere attività de-commercializzata ex artt. 148, comma 3, Tuir e 4, comma 4, DPR 633/72 (anche a favore degli associati di altri Comitati Cri), nonché cedere beni e prestare servizi a titolo corrispettivo (attività commerciale). In qualità di Onlus parziale poteva svolgere le proprie attività statutarie nell’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale nei settori identificati dall’art. 10, comma 1, lett. a), D.Lgs. 460/97, prevalentemente verso soggetti svantaggiati in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari nonché componenti collettività estere (limitatamente agli aiuti umanitari). Nell’ambito del ramo di attività Onlus, la Cri, accanto alle attività istituzionali (es. trasporto malati e feriti), poteva svolgere esclusivamente le c.d. attività connesse quali:

1) attività analoghe a quelli istituzionali ma fruite da soggetti “non” svantaggiati (es. trasporti diversi dai precedenti);

2) attività accessorie per natura a quelle istituzionali (es. cessione di magliette con logo Cri durante un servizio di stazionamento a manifestazione sportiva), in quanto integrative delle stesse.

Ai sensi dell’art. 150 Tuir le attività istituzionali e commerciali della Onlus non assumono rilevanza ai fini delle imposte dirette mentre a differenza delle Odv (L. 266/91), non è stata previsto per le Onlus alcun  generale regime agevolativo ai fini dell’Iva, limitandosi il DPR 633/72 a individuare specifici casi di esenzione o non applicazione dell’imposta.

Ora, per effetto delle modifiche introdotte dal CTS, i Comitati della CRI dovranno aggiornare i propri statuti adeguandoli al CTS perdendo così la qualifica di Aps Onlus parziale in ragione del riconoscimento come Odv.

Tuttavia, essendo posticipata l’applicazione di buona parte della nuova disciplina fiscale del CTS all’esercizio successivo a quello di entrate in funzione del Runts, ed essendo, quindi, operativa in tale ambito la disciplina previgente (L. 266/91, D.Lgs. 460/97) per effetto della previsione di cui all’art. 10, comma 8, D.Lgs. 460/97 le Odv iscritte nei registri istituiti dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano sono considerate “Onlus di diritto”.

Con effetto dalla data di pubblicazione dei decreti regionali e provinciali (Trento e Bolzano) che sanciranno la cancellazione delle Cri dai Registri della promozione sociale e la contestuale loro iscrizione in quelli delle Odv, le associazioni della Croce Rossa acquisiranno la qualifica di “Onlus di diritto”.

Per effetto di tale riconoscimento, le Cri Odv Onlus di diritto, accanto alle attività statutarie istituzionali potranno svolgere esclusivamente le attività commerciali e produttive marginali così come previste ai sensi del D.M. 25 maggio 1995. Ai sensi dell’art. 8, comma 4, L. 266/91 i proventi derivanti da attività commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini delle Imposte dirette.

Tuttavia, le suddette attività devono essere svolte in funzione della realizzazione dei propri fini istituzionali e senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato (es. pubblicità, insegne elettriche, locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di distinzione dell’impresa).

Non rientrano, comunque, tra i proventi delle attività commerciali e produttive marginali quelli derivanti da convenzioni: rapporti che, tuttavia, dovrebbero essere convertiti in attività a “rimborso spese” (effettivamente sostenute e documentate) e non “corrispettive” (es. compensi mascherati da rimborsi).

Sotto il profilo dell’Iva l’organizzazione viene considerata alla stregua di un «consumatore finale» cosicché non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta pagata sugli acquisti e sulle prestazioni ricevute.

L’ente, in qualità di Onlus di diritto, potrà inoltre scegliere se applicare la disciplina fiscale relativa alle Onlus o quella dettata dalla normativa speciale (L. 266/91), ponderando la convenienza tra le diverse previsioni agevolative.

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