In un periodo caratterizzato da crisi economica e difficoltà ad ottenere i pagamenti, molto spesso capita che persone fisiche o giuridiche che vantano un credito decidano di non agire nei confronti del debitore temendo di perdere ulteriore denari senza la certezza di recuperarli, altri ancora temono che l’azione di recupero del credito porti al fallimento del debitore.

È bene precisare che presentare un ricorso per decreto ingiuntivo al fine di veder condannato il debitore al pagamento del dovuto non è assimilabile alla presentazione di istanza di fallimento, che si basa su tutt’altri presupposti.

Il decreto ingiuntivo è semplicemente il titolo per poter instaurare la procedura esecutiva, che se di esito positivo, poterà al recupero del credito.

Ma vediamo come funziona e quali sono i costi.

Nel caso si vanti un credito nei confronti di un debitore insolvente, la prima cosa da fare è quella di inviare una diffida ad adempiere intimandogli di pagare il dovuto, successivamente, in base al valore del credito, inferiore o superiore agli Euro 5.000,00=, si radicherà la procedura avanti al Giudice di Pace o al Tribunale.

Nel caso di competenza del Giudice di Pace, per procedimenti fino a Euro 1.033,00= il contributo unificato da pagare ammonta ad Euro 21,50=, oltre tale valore e fino agli Euro 5.000,00= il contributo è di Euro 49,00=, più marca da bollo di Euro 27,00=. Nel caso di procedimenti presentati in Tribunale il valore aumenta, ma rimane sempre al 50% rispetto al contributo unificato normale.

È possibile ottenere titoli esecutivi di due tipologie a seconda che ricorrano alcuni requisiti o meno.

È possibile cioè ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo se ricorrono i presupposti di cui all’art. 642 c.p.c., più nello specifico se il credito è fondato su cambiale, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa o su atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato o anche nel caso in cui dal ritardo possa derivare grave pregiudizio o venga prodotta documentazione sottoscritta dal debitore e contenente riconoscimento di debito. In questi casi sarà possibile notificare con il titolo esecutivo anche il precetto e trascorsi 10 giorni iniziare la procedura di pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi.

Nel caso invece in cui non ricorrano i presupposti succitati, il decreto ingiuntivo dovrà essere notificato e solo dopo quaranta giorni potrà procedersi alla richiesta di apposizione della formula esecutiva, con successiva notifica del precetto e dopo 10 giorni dalla stessa, procedere con la notifica del pignoramento nella forma prescelta.

Pertanto oltre al contributo e alla marca, dovrà essere investita una piccola somma per la richiesta delle copie autentiche e per la notifica del decreto ingiuntivo e del precetto nel caso di titolo provvisoriamente esecutivo, del titolo prima e del precetto poi nel caso di titolo “normale”. In ogni caso il costo di notifica è eliminabile nel caso in cui questa venga fatta a mezzo PEC.

Altro costo che il creditore dovrà sobbarcarsi è quello del pagamento della tassa di registro (solo nel caso di decreti ingiuntivi di valore superiore agli Euro 1.033,00).

È bene tener presente che nel caso in cui il debitore sia capiente, tutte le spese sostenute, come pure le spese legali liquidate dal Giudice e previste da tariffario, verranno recuperate durante l’esecuzione.

Se il debitore decide di opporsi nei quaranta giorni di tempo previsti dalla legge, si instaurerà un vero e proprio processo ordinario, con possibilità in ogni caso per il creditore di chiedere la concessione della provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo.

Come accennato l’azione esecutiva nei confronti del debitore e del suo patrimonio potrà consistere o in un espropriazione mobiliare presso il debitore e cioè in un pignoramento di beni mobili di proprietà dell’insolvente, o mediante pignoramento immobiliare, o, più di frequente, mediante procedura di pignoramento presso terzi, e cioè mediante pignorando beni del debitore nella disponibilità di terzi, nello specifico lo stipendio o il conto corrente bancario o altre somme dovute al debitore da terzi soggetti. Alcune di queste somme non saranno pignorabili tout court ma soggiaceranno a dei limiti imposti dalla legge.

Ciascuno di questi diversi tipi di espropriazione segue delle regole particolari, quindi a seconda dei casi i costi da sostenere saranno diversi.

Generalmente il legale procede prima ad effettuare delle verifiche per vedere se il debitore sia proprietario di immobili o vanti rapporti di credito con altri soggetti, in modo da poter consigliare il cliente sulla scelta più opportuna.

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