Avrai sicuramente sentito parlare, in queste ultime settimane, di flat tax e regime forfettario 2019

Prima di iniziare, però, è doveroso fare delle premesse.

Innanzitutto quanto leggerai è frutto dell’analisi del Testo del Decreto Legge che è stato presentato in Parlamento il 31 ottobre 2018. Pertanto, le regole che andremo ad elencare, non sono ancora definitive, ma potranno essere modificate in seguito alla loro discussione in Parlamento.

Bisogna inoltre tenere presente che il Regime forfettario ad oggi esistente, nel 2019 verrà rivoluzionato.

Di cosa si tratta?

Il Regime forfettario è un Regime che permette di poter usufruire di diverse semplificazioni nella gestione della propria attività.

Non tutti però possono accedere al Regime forfettario ma, a differenza del 2018, il requisito richiesto per potersi avvalere del forfettario è solo uno:

  • I contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime forfetario se, al contempo, nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000.

In poche parole, si potrà accedere al Regime forfettario solo se nell’anno precedente i ricavi non sono stati superiori ai 65.000 euro.

Sono stati completamente eliminati, invece, i requisiti che riguardavano:

  • Limite valore beni strumentali;
  • Limite spesa per lavoro dipendente.

Quali cause di esclusione?

Anche se nell’anno precedente si sono conseguiti ricavi minori di 65.000 euro, esistono alcune disposizioni che comunque escludono la possibilità di applicazione del Regime forfettario. Tra le altre, bisogna prestare attenzione alle seguenti:

  • I soggetti che contemporaneamente all’attività con Partita Iva partecipano a:
    • Società di persone
    • Imprese familiari
    • Società a responsabilità limitata
    • Associazioni in partecipazione
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.I redditi da pensione, sono considerati redditi di lavoro dipendente, pertanto saranno soggetti alle stesse loro regole e limitazioni.

Come funziona?

Il Regime forfettario è caratterizzato da un particolare meccanismo per il calcolo del reddito imponibile e quindi dell’imposta sostitutiva e dei contributi Inps da dover versare.

Mentre negli altri Regimi fiscali il reddito imponibile sul quale calcolare imposte e contributi Inps si ottiene sottraendo al fatturato lordo tutti i costi sostenuti nell’esercizio dell’attività ed è possibile inoltre detrarre o dedurre altre spese personali (come spese mediche), nel Regime forfettario invece si applica semplicemente il coefficiente di redditività agli incassi ottenuti e non è possibile dedurre o detrarre alcuna altra tipologia di spesa.

Al reddito imponibile si applica poi un’imposta sostitutiva del 15%.

Conviene?

Le considerazioni da fare per valutare se convenga aderire al nuovo regime sono molteplici. Se ne elencano alcune, le prime due a favore del regime ordinario, le ultime del forfettario:

  • presenza di oneri detraibili (spese mediche, ristrutturazione, etc.) di importi significativi: tali oneri diverrebbero inefficaci entrando nel regime dei forfettari;
  • presenza di costi ingenti. Pur essendo l’aliquota dei forfettari molto bassa, pari al 15% (o 5% per le neo costituite), è in ogni caso più alta dell’imposta che verserebbe un soggetto che genera più costi rispetto alla percentuale forfettizzata per il suo ATECO e nel caso limite, potrebbe generare una perdita sulla quale, con il regime “ordinario”, non verserebbe alcuna imposta;
  • riduzione dei contributi previdenziali del 35%. Questa considerazione opera a favore del regime forfettario nel caso in cui il soggetto sia commerciante/artigiano soggetto alla contribuzione Inps e sia già in regola, ai fini pensionistici, con i versamenti effettuati in passato;
  • eliminazione di molti adempimenti, tra cui quello della fatturazione elettronica. Si ricorda, infatti, che dal 2019 i minimi e i forfettari sono esonerati dall’obbligo di emettere fatture in formato elettronico;
  • semplificazioni contabili/amministrative.
    Le fatture non avranno più né Iva né eventuali ritenute; infatti, i forfettari non devono né subire né versare ritenute.

Se stai pensando veramente di effettuare il passaggio a questo regime, il consiglio è di valutare attentamente ogni aspetto relativo alla vostra posizione fiscale, facendo bene i conti, considerato che il passaggio al forfait fa perdere ogni tipologia di detrazione IRPEF (in presenza ovviamente di soli redditi soggetti a imposta sostitutiva), oltre a considerare bene i costi che diventeranno indeducibili. In buona sostanza, non dovrà essere la fattura elettronica l’ago della bilancia che Ti fa propendere per la scelta di questo regime, perché i costi che ne potrebbero conseguire sarebbero senz’altro superiori a quelli legati all’adozione della fattura elettronica.

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