Con la Legge n. 96 del 20.2.2006, in vigore dal 31 marzo 2006, il Legislatore ha riorganizzato e definito la disciplina dell’attività di agriturismo, in precedenza regolamentata dalla Legge n. 730 del 1985 e dal D.lgs. n. 228 del 2001.

Esaminando l’art. 2 e successivi, della suddetta Legge, esamineremo quali sono le caratteristiche di quella che è l’attività agricola connessa più diffusa e apprezzata nel territorio nazionale.

Per attività agrituristiche si intendono le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del c.c., attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali. Come possono essere svolte queste attività? In forma associata, anche sotto la veste giuridica di società di capitali o di persone.

Al comma 2 l’art.-2 della L. 96/2006 specifica in modo dettagliato chi sono i soggetti che possono essere coinvolti nell’attività agrituristica. Viene infatti specificato che possono essere addetti allo svolgimento dell’attività agrituristica, oltre all’imprenditore agricolo e ai suoi familiari ai sensi dell’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori dipendenti a tempo determinato, indeterminato e parziale. Va specificato che, tutti i soggetti appena citati, sono considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale e per tale motivo tutelati. Non viene precluso il ricorso alle prestazioni di soggetti esterni, ma tale funzione è consentita esclusivamente per lo svolgimento di servizi complementari all’attività principale.

Ma quali sono nello specifico le attività agrituristiche? Si elencano di seguito sia le più conosciute, che quelle particolari. Troviamo quindi catalogate all’interno degli agriturismi le seguenti attività:

  • dare ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori;
  • somministrare pasti e bevande costituiti prevalentemente da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole della zona, ivi compresi i prodotti a carattere alcoolico e superalcoolico, con preferenza per i prodotti tipici e caratterizzati dai marchi DOP, IGP, IGT, DOC e DOCG o compresi nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, secondo le modalità indicate nell’articolo 4, comma 4;
  • organizzare degustazioni di prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita di vini, alla quale si applica la legge 27 luglio 1999, n. 268;
  • organizzare, anche all’esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell’impresa, attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche e di ippo-turismo, anche per mezzo di convenzioni con gli enti locali, finalizzate alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale.

Come ben sappiamo, le attività agrituristiche sono caratterizzate dall’offerta di prodotti che caratterizzano a produzione della stessa attività agricola principale a cui sono connesse. Troppo spesso infatti, al solo fine di sfruttare un beneficio fiscale o amministrativo, si incorre nel vero e proprio camuffare da attività agricola connessa una mera attività commerciale. Va specificato, quindi, che sono considerati di propria produzione i cibi e le bevande prodotti, lavorati e trasformati nell’azienda agricola nonché quelli ricavati da materie prime dell’azienda agricola e ottenuti attraverso lavorazioni esterne. Per questo motivo rimane fondamentale il rapporto di complementarietà tra l’agriturismo e l’attività rientrante tra quelle del 2135 c.c., ovvero l’attività principale.

Il reddito prodotto dall’attività agrituristica, considerato agricolo sia ai fini del riconoscimento delle diverse qualifiche di imprenditore agricolo, sia in relazione alle priorità attribuite nell’erogazione dei contributi e incentivi non fiscali, viene determinato con il regime forfetario, quale regime naturale previsto per tale attività. Attenzione: tutti possono applicare il regime forfettario? La risposta è no. Non può essere applicato dai soggetti IRES ex art. 73 comma. 1 lett. a) e b) del TUIR, cioè società di capitali ed enti commerciali.

Per la determinazione dell’ammontare di reddito imponibile, appunto in forma forfetaria, sarà sufficiente moltiplicare il totale dei ricavi generati, al netto dell’IVA, per il coefficiente di redditività del 25%. Anche per quanto riguarda l’IRAP, come confermato a seguito della risoluzione 93/E del 18/07/2017, in caso di svolgimento di attività agrituristica connessa è necessario indicare il reddito nella misura sopracitata, nel quadro RD del modello Unico, considerandolo quale reddito di impresa e assoggettandolo all’aliquota in vigore del 3,90%.

Passando al trattamento ai fini IVA delle operazioni, anche in questo caso troviamo delle disposizioni specifiche. L’attività agrituristica infatti, seppur svolta in rapporto di connessione e complementarietà rispetto all’attività agricola principale, non gode come quest’ultima del regime IVA speciale art. 34 del DPR 633/72.

Come stabilito dall’art. 5 comma 2 della L 413/91, i soggetti che esercitano attività di agriturismo determinano l’imposta sul valore aggiunto riducendo l’imposta relativa alle operazioni imponibili in misura pari al 50 per cento del suo ammontare, a titolo di detrazione forfetaria dell’imposta afferente agli acquisti e alle importazioni. Un adempimento fondamentale che va rispettato ai fini IVA, nella casistica forfettaria e non ordinaria ricordiamolo, è la tenuta separata delle attività in quanto soggette a regime IVA diversi. Con la separazione delle attività (attività principale dell’azienda agricola da attività dell’agriturismo), gli obblighi di fatturazione, registrazione e liquidazione dell’imposta sono divisi e oltretutto anche i passaggi interni dall’attività agricola a quella agrituristica devono fatturati nonché registrati.

L’aliquota a cui vengono sottoposte le prestazioni di ristorazione ed eventuale alloggio rese sono soggette ad aliquota IVA del 10%, come da Tabella A, parte III nr. 120 del dpr. 633/72. Nulla varia rispetto alle regole ordinarie in merito all’obbligo di certificazione delle operazioni. Anche gli agriturismi hanno l’obbligo di certificare tramite scontrino o ricevuta fiscale le prestazioni effettuate, fatti salvi i casi in cui via sia obbligo dell’emissione della fattura ai sensi dell’art. 22 D.p.r. 633/72, su richiesta del cliente.

Va specificato che è sempre possibile l’opzione, vincolante per un triennio e valida fino a revoca, per l’applicazione delle regole ordinarie di determinazione del reddito, sia ai fini delle imposte dirette che indirette, una volta valutati gli impatti fiscali e considerato quale sia il più favorevole.

La trattazione dell’attività agrituristica secondo regole ordinarie e le combinazioni di regimi possibili verranno trattati in un articolo dedicato, anche alla luce degli auspicati chiarimenti richiesti sulla fatturazione elettronica delle operazioni.

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