L’attività di somministrazione di alimenti e bevande svolta nell’ambito di un circolo privato, salvo il particolare caso delle associazioni di promozione sociale di cui all’art. 148, comma 5, Tuir, configura esercizio di attività d’impresa commerciale.

Infatti, ai sensi dell’art. 148, comma 2 del Tuir si considerano di natura commerciale (e, quindi, soggette a tassazione) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a fronte del pagamento di un corrispettivo,  anche se proviene da un associato. Sono compresi tra i predetti corrispettivi anche i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Tuttavia, per effetto delle previsioni di cui agli artt. 148, comma 3, Tuir e 4, commi 4, DPR 633/72 i circoli sportivi possono fruire della de-commercializzazione delle quote e dei corrispettivi specifici pagati loro da associati (proprio o di altri sodalizi sportivi affiliati al medesimo ente) e dai tesserati sportivi dalle Federazione sportiva/Ente di promozione/Disciplina sportiva per la partecipazione alle attività statutarie organizzate dal sodalizio stesso.

Tuttavia, l’esclusione da tassazione dei corrispettivi specifici di cui sopra viene espressamente esclusa per legge qualora gli stessi siano corrisposti a titolo di “prezzo” per “la cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, per le somministrazioni di pasti, per le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, per le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e per le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali né per le prestazioni effettuate nell’esercizio delle seguenti attività:

  1. a) gestione di spacci aziendali e di mense;
  2. b) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici;
  3. c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;
  4. d) pubblicità commerciale;
  5. e) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari.”

Quanto sopra è confermato dalla giurisprudenza di legittimità per la quale “la gestione di esercizi di bar-caffè, per la mescita di bevande ai propri associati, effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, non rientra in alcun modo tra le finalità istituzionali di un club sportivo, culturale, ricreativo e, quindi, devesi ritenere attività di natura commerciale, i cui proventi sono soggetti ad imposizione fiscale” (Cass. 7953/07), e ancora “L’attività di bar con somministrazione di bevande verso pagamento di corrispettivi specifici, svolta da un circolo culturale, anche se effettuata ai propri associati, non rientra in alcun modo tra le finalità istituzionali del circolo e deve, dunque, ritenersi ai fini del trattamento tributario, attività di natura commerciale” (Cass. 15865/2018).

A ulteriore riprova della natura commerciale del bar del circolo l’Amministrazione finanziaria (circolare n. 18/E/2018) precisa che “l’attività di somministrazione di alimenti o bevande resa in locali interni all’associazione o società sportiva dilettantistica senza fini di lucro, anche se svolta nei confronti dei propri soci o associati, deve in ogni caso considerarsi esclusa dalla decommercializzazione di cui all’articolo 148, comma 3, del TUIR. I proventi di tale attività potranno eventualmente, in alternativa alla tassazione secondo le regole generali, essere assoggettati ad imposizione secondo il regime forfetario di cui alla legge n. 398 del 1991.”

Pur considerata l’ordinaria natura commerciale delle attività di somministrazione di alimenti e bevande poste in essere dai circoli sportivi, qualora gli stessi risultino costituiti in forma di associazioni di promozione sociale possono optare per l’agevolazione di cui all’art. 148, comma 5, Tuir.

Infatti, la norma richiamata permette di de-commercializzare, sotto il profilo delle imposte dirette, i corrispettivi introitati per la somministrazione di alimenti e bevande che l’ente riceve da parte di associati e tesserati. Al fine di poter fruire dell’agevolazione in questione la somministrazione dovrà essere svolta presso le sedi di esercizio dell’attività istituzionale dell’ente e sostanziare un’attività strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, limitando la stessa ad esclusivo beneficio dei soggetti indicati nel comma 3.

Tali associazioni dovranno comunque essere ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno ovvero affiliate ad almeno una di queste.

Concludendo, accanto alla scelta della corretta configurazione fiscale delle attività di vendita e somministrazione di alimenti e bevande (attività commerciale soggetta a tassazione Iva e II.DD.), l’associazione che intenda avviare un bar/punto ristoro, anche se limitato ai propri associati, dovrà preventivamente verificare la classificazione catastale dei locali nonché porre in essere i necessari adempimenti amministrativi presso il Comune di esercizio (c.d. Scia) e l’autorità sanitaria. Si ricorda, infine, che l’ente associativo dotato di partita Iva dovrà comunicare, entro 30 giorni, tramite Comunica, alla Camera di Commercio (R.E.A.), l’avvio della nuova attività commerciale.

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