D Delisting

Con il termine delisting si indica la rimozione di un titolo azionario dal mercato su cui è quotato, il titolo in oggetto cesserà quindi di essere negoziato sul mercato regolamentato. Il ritiro dalle negoziazioni dei titoli della società può avvenire per volontà dell’azionista di maggioranza della società o per decisione di Borsa a causa di irregolarità negli scambi.

Questo termine ultimamente è stato spesso utilizzato associato al titolo azionario di Tesla.

La vicenda che ha portato al cambio di presidenza della società inizia il 7 agosto scorso, quando Musk pubblica un tweet in cui afferma di considerare l’ipotesi di ritirare Tesla dal mercato a 420 dollari ad azione, con un prezzo più alto del 20 per cento rispetto alle quotazioni del titolo in quei giorni.

Ritirare la società dalla borsa avrebbe permesso a Musk di gestire Tesla in modo più libero e lungimirante, senza doversi preoccupare dei dati sul breve periodo, le trimestrali. . Recentemente, il Fondo Pubblico d’Investimento (FPI) saudita, un fondo sovrano che sta investendo milioni e milioni nel settore tecnologico nel mondo, avrebbe comprato una percentuale di azioni di Tesla. Secondo una fonte del New York Times, ne avrebbe acquisito meno del 5 per cento, mentre secondo il Financial Times le azioni sarebbero state comprate sul mercato secondario con la mediazione di JP Morgan Chase.

Non si sa di più però su un eventuale coinvolgimento del FPI nel finanziamento del ritiro di Tesla dalla borsa.

Qualche settimana dopo la notizia viene smentita dallo stesso Musk con un altro tweet, datato 25 agosto, che ha seguito un comunicato diffuso dall’azienda. In quell’occasione il miliardario ha espresso la volontà di lasciare il titolo Tesla sulla Borsa di Wall Street.

Al momento Musk si è dimesso dalla presidenza dell’azienda ed è indagato per truffa, allontanato per tre anni dalla carica di presidente e multato per 40 milioni..

Ahimè aver annunciato il delisting con un tweet non sembra aver giocato un brutto scherzo al visionario imprenditore.. o forse no..

E ETF Exchange Trade Fund

Gli etf sono una particolare categoria di fondi di investimento o sicav avente due caratteristiche:

  1. Sono negoziati in Borsa come un’azione;
  2. Hanno come unico obiettivo di investimento quello di replicare l’indice a cui si riferiscono (Benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva. Replicando al loro interno esattamente la composizione ed i pesi dell’indice, consentono di ottenere un rendimento pari a quello del benchmark; se acquistassimo un etf sullo S&P500, avremmo la stessa composizione di questo indice.

Un etf, può distribuire dividendi, se le società che lo compongono ne distribuiscono e presenta commissioni minore in quanto il gestore altro non fa che comprare gli stessi titoli inseriti nell’indice che prenderà come riferimento.

F Fondi comuni di investimento

In Italia i fondi comuni di investimento (che qui chiameremo per semplicità Fondi) sono istituti di intermediazione che si occupano di investire i capitali raccolti dai risparmiatori.

Possiamo immaginare che un Fondo sia un grande “salvadanaio” creato e gestito da una società di gestione del risparmio (SGR) in cui convergono i capitali di molti risparmiatori, piccoli e grandi.

Tutti questi risparmi vengono utilizzati da un gestore per comprare sul mercato e a sua discrezione, non un solo titolo (tipicamente più rischioso) ma molti e diversi titoli in modo da ridurre il rischio e attuare una diversificazione più ampia. Inoltre, raccogliendo una certa quantità di capitali, i gestori hanno accesso ad emissioni che un privato spesso non potrebbe acquistare per l’importo minimo richiesto.

Possiamo distinguere tra un Fondo azionario che investirà almeno il 70% del suo capitale in azioni e/o obbligazioni convertibili; un Fondo obbligazionario che investirà in obbligazioni di emittenti governativi o privati con scadenze differenti; un Fondo bilanciato che investirà sia in azioni che in obbligazioni (es. il bilanciato avrà azioni in portafoglio per un valore compreso tra il 30% e il 70%); Fondo flessibile che non avrà alcun vincolo sulla tipologia di strumenti in cui investire tra azioni e obbligazioni; Fondo liquidità che investirà solo in obbligazioni a breve scadenza e liquidità; Fondi alternative che avranno la possibilità di investire in una gamma di strumenti più ampia rispetto agli altri fondi comuni.

Si trovano poi fondi aperti e chusi: fondi aperti sono quelli che consentono di sottoscrivere quote, o chiederne il rimborso, in qualsiasi momento. Questi fondi investono normalmente in attività finanziarie quotate.

Fondi chiusi, che consentono di sottoscrivere quote solo nel periodo di offerta, che si svolge prima di iniziare l’operatività vera e propria, e le rimborsano di norma solo alla scadenza del fondo. Ai fondi chiusi sono riservati investimenti poco liquidi e di lungo periodo (immobili, crediti, società non quotate).

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