Quante volte ci siamo chiesti se quel treno che non abbiamo preso fosse stato il treno giusto.

Scopriamo insieme di quale treno si tratta e dialoghiamo rispondendo al test finale.

Il treno del futuro, quel treno che ci porterà nel futuro, sembra che sia stato perso dal 75% degli under-35 italiani.

A quale treno mi riferisco?

Alludo al tema pensionistico, tasto dolente per gli italiani, soprattutto per la fascia d’età che avrebbe maggior interesse ad essere informata.

Il sistema previdenziale italiano si fonda oggi su tre fondamentali pilastri:

  1. previdenza pubblica
  2. previdenza complementare collettiva
  3. previdenza complementare individuale

Il primo pilastro è costituito dalla previdenza pubblica obbligatoria gestita dall’INPS e finanziata dai lavoratori e dai datori di lavoro durante il corso della vita lavorativa; quel pilastro che secondo le ultime analisi sta vacillando causa tra l’altro un trend che vede la diminuzione delle nascite (dal 2006, per la prima volta nella storia d’Italia, c’è stato il sorpasso dei decessi rispetto alle nascite, che si protrae tuttora) e l’aumento dell’aspettativa di vita. Ciò significa sempre meno forza lavoro che deve mantenere una popolazione per molto più tempo.

La previdenza complementare si articola nei restanti due pilastri:

Il secondo pilastro è rappresentato dai fondi pensione di categoria a cui i lavoratori aderiscono collettivamente destinando il proprio TFR. E’ costituito dai fondi chiusi, riservati ad una platea di persone con caratteristiche omogenee e sono definiti anche fondi negoziali perché prendono campo da atti di negoziazione fra le parti sociali, come contratti e accordi collettivi o sindacali, regolamenti di enti o aziende, accordi regionali, accordi fra liberi professionisti. I Fondi pensione chiusi possono essere solamente ad adesione collettiva, ciò significa che si aderisce per libera scelta individuale ma in quanto facenti parte di una collettività definita.

Il terzo pilastro è costituito dalle forme pensionistiche individuali: fondi pensione aperti, PIP o FIP

Racchiude tutte le forme di previdenza complementare ad adesione individuale che non prevedono una caratteristica professionale comune e che, quindi, sono sottoscrivibili da chiunque, dipendenti, autonomi o anche da non percettori di reddito.

Sono forme di terzo pilastro i  fondi pensione aperti da considerarsi come un vero e proprio investimento finanziario con un orizzonte temporale pari agli anni che mancano alla pensione, e i piani di piani di investimento pensionistici o PIP istituiti da compagnie di assicurazione che alla finalità previdenziale aggiungono la copertura dell’esigenza di protezione propria delle tradizionali polizze vita.

Dai risultati recentemente pubblicati dalla ricerca annuale di Schroders “Global Investor Study 2018” emerge un ritardo nell’iniziare per tempo ad accumulare una percentuale di reddito adeguata in vista dell’età pensionistica.

Mi riferisco alla mancanza di preoccupazione reale e non solo millantata per quello che sarà il nostro reddito quando andremo in pensione. Non sono sicura che il primo pilastro, l’INPS, ci permetterà di godere, nella terza età, di una rendita adeguata e soprattutto congrua alle nostre aspettative.

Sempre dalla ricerca citata precedentemente, gli italiani, pur ritenendo in media di dover destinare il 12,5% delle loro entrate ad una vita futura confortevole, accantonano a tale scopo solo il 9,8% rispetto ai vicini europei che riescono a mettere via in media il 10,5% e a livello globale sale al 12,2%.

Per quanto riguarda le aspettative, gli italiani ritengono di aver bisogno dell’80% dello stipendio percepito durante gli anni di lavoro mentre i già pensionati dichiarano di riceverne il 73,7%. Solo il 35% dei pensionati italiani intervistati si dice pienamente soddisfatto di quanto percepito.

La ricerca la Ri-Evoluzione delle Pensioni, condotta da State Street Global Advisor e Prometeia (su dati IPSOS) ha evidenziato le cause del ritardo nell’adesione al terzo pilastro.

Vorrei rendere questo argomento interattivo: voi, nel caso in cui non aveste già aderito, in quali cause vi riconoscete?

  1. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché riceverò un’eredità
  2. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché non è possibile disinvestire quando voglio
  3. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché nessuno me l’ha offerto
  4. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché ancora non ci ho pensato
  5. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché non credo nel prodotto
  6. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché è ancora troppo presto
  7. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché la pensione pubblica sarà sufficiente
  8. Non ho sottoscritto un fondo di pensione complementare perché è troppo caro.

Aspetto di sapere cosa ne pensate nei commenti all’articolo o compilando il form al seguente link: https://goo.gl/forms/w2klvlvioICSaE5G2

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