Chi conosce il settore florovivaistico lo sa: non si possono dormire sonni tranquilli pensando all’Agenzia delle Entrate!

Sdrammatizzo per portare alla vostra attenzione uno dei più conosciuti e trattati problemi fiscali relativi a questo settore, cioè la classificazione del reddito prodotto. Se sono un florovivaista il mio reddito è agrario o d’impresa? Questo l’eterno dilemma.

Come la diversa classificazione del reddito incida sull’imposizione tributaria è noto, essendo riconosciuta al reddito agrario una incidenza fiscale minore proprio in virtù degli ostacoli climatici, territoriali e atmosferici insiti in tale attività. È questo il motivo per cui tanto si discute sulla qualificazione di tale reddito: una errata classificazione del reddito di impresa come reddito agrario porterebbe ad un gettito di gran lunga inferiore per le casse erariali.

Conosco molto bene il settore florovivaistico in quanto attività caratteristica e prevalente del mio Comune di origine (Loria – Treviso), ma per chi non dovesse conoscere questa affascinante professione ricordo come sia una prassi diffusa, da parte delle aziende interessate, l’acquisto da terzi di piante e fiori, anche dall’estero, che vengono successivamente rivenduti.

Ecco il nocciolo fondamentale della questione, già trattata dalle circolari 44/E del 2002 – 44/E del 2004, oltreché dalla risoluzione 11/E/2018. Il reddito agrario derivante dalla cessione di fiori e piante può essere considerato tale solo se questi vegetali sono stati oggetto di attività di manipolazione, trasformazione o di un processo di coltivazione o ricoltivazione. Solo in presenza di tali lavorazioni, quali attività agricole connesse, il reddito derivante dalla cessione di fiori e piante può essere considerato agrario ai sensi dell’art. 32 TUIR. In caso contrario, trattandosi di puro commercio di fiori e piante, il reddito sarà considerato di impresa, ai sensi dell’art. 56 TUIR.

La recente sentenza della commissione tributaria provinciale di Pistoia, nr. 72 del 20.03.2018, depositata in data 22.05.2018, offre ulteriori spunti di riflessione per gli operatori del settore, inserendo un nuovo fattore per la valutazione dell’attività oggetto di accertamento, cioè “il tempo di permanenza dei fiori e delle piante presso l’azienda”. Nel caso specifico un’azienda florovivaistica riceveva dall’Agenzia delle Entrate un avviso di accertamento con il quale non veniva riconosciuta la natura agraria dei redditi derivanti dalle cessioni di piante acquistate da terzi, in quanto i vegetali rimanevano in azienda per periodi di tempo troppo brevi, incongruenti con la messa in atto di qualsiasi tipo di attività di manipolazione, trasformazione o ri-coltivazione.

Come precisato dalla risoluzione 11/E/2018 del 29 gennaio 2018, le attività connesse sono anche le attività preparatorie, effettuate prima della vendita, quali:

  1. a) la concimazione e l’inserimento all’interno del terriccio di ritentori idrici al fine di garantire la shelf-life del prodotto, sia durante il trasporto che durante la fase di permanenza delle stesse presso il cliente;
  2. b) il trattamento delle zolle, al fine di eliminare gli insetti nocivi all’apparato radicale;
  3. c) altre attività come la potatura, la steccatura e la rinvasatura.

Tali attività, da effettuare necessariamente prima della vendita, sono considerate attività connesse… ma spesso questo non basta! Con la sentenza sopra citata infatti, tale attività preparatoria viene riconosciuta quale attività agricola connessa, ma non qualificante reddito agrario per tutte le cessioni di piante e fiori effettuate dall’azienda accertata.

I giudici infatti stabiliscono che, mentre per alcune tipologie vegetative non sono richiesti tempi particolarmente dilatati di permanenza presso l’azienda, per quanto riguarda altre tipologie di coltivazioni il lasso di tempo intercorrente tra acquisto e vendita del prodotto è incongruente con qualsiasi tipo di lavorazione che possa sviluppare un processo di trasformazione o manipolazione.  Come citato nella sentenza CTP, oggetto della presente trattazione, “la ricostruzione dell’Agenzia va confermata perché si tratta di piante acquistate il giorno stesso della rivendita o il giorno successivo o a pochi giorni distanza, in assenza sicura di sviluppo del ciclo biologico all’interno del vivaio ed in mancanza di prova di concreti interventi di manipolazione delle piante” indicati nella consulenza giuridica dell’Agenzia delle Entrate, nr. 954-72/2014.

Attenzione quindi a tutti gli operatori del settore florovivaistico! Affinché il reddito prodotto dalla vostra attività sia classificato come agricolo, va dimostrato l’effettivo svolgimento di un processo di trasformazione, manipolazione o ri-coltivazione per lo sviluppo del ciclo biologico della pianta o del fiore.

In assenza di tali attività, il reddito verrà riclassificato come “reddito d’impresa”, con le conseguenze connesse, sia in riferimento alla più pesante imposizione fiscale, sia in termini di sanzioni.

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