“Ma quanto costa “‘sto riscaldamento?” È una domanda che, almeno una volta, ha riecheggiato nelle case di ciascuno di noi, specie se ci troviamo a vivere in condominio, ovviamente! Eh si, perché non vedendoci recapitare mensilmente a casa la bolletta del gas, ma avendo contezza solamente del complessivo o della quota delle spese condominiali da pagare, il conto sembra sempre salatissimo.

Per tutti questi motivi, unitamente alle consuete “tendenze” che vengono e vanno (senza un reale motivo, ndr), ecco alternarsi correnti favorevoli o meno al distacco dall’impianto comune.

Prima domanda: si può fare? L’articolo del Codice Civile al quale fare riferimento è il 1118, secondo il quale “Il condomino può rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini”. Giusto due osservazioni: la prima è che, anche se in misura minima, il distacco un problema lo crea, o in termini funzionali, o di aggravio di spesa (la caldaia andrà ugualmente ma con spese ripartite su un condomino in meno); la seconda è che si crea il precedente per una reazione a catena, che comporterà un’amplificazione degli effetti di cui sopra. Infine, ricordiamoci che anche se i consumi e l’ordinaria manutenzione non sono più a carico del condomino distaccato, l’impianto rimarrà comunque un bene comune, con tutti gli oneri che ne conseguono da sostenersi anche da parte di coloro che non usufruiscono più. Ciò posto, la risposta è sì, con l’approvazione dell’assemblea il distacco è possibile.

Seconda domanda: mi conviene? Beh, tenete conto che una caldaia dà il massimo della propria resa quando “spinge al massimo”: senza entrare in dettagli e annoiare, considerate il fatto che quattro caldaie da 25 KW consumeranno sempre di più di una da 100 KW, soprattutto se l’impianto condominiale non risale ad epoche estremamente lontane. In entrambi i casi tuttavia vanno messi in preventivo dei costi: se parliamo di mantenere l’impianto comune saremo tenuti all’osservanza del decreto legislativo 102/2014, in base al quale devono essere installate le valvole termostatiche (eliminando così la vecchia problematica di stanze o piani di un medesimo palazzo con temperature enormemente differenti) e i contabilizzatori del calore (attraverso i quali ognuno paga quello che consuma, al netto di una quota fissa calcolata sulle dispersioni dalla caldaia al singolo appartamento), non prima però di aver affidato a un tecnico l’incarico per la redazione di un progetto specifico, che contempli pure nuove tabelle millesimali del riscaldamento; se desideriamo effettuare il distacco, dobbiamo fare attenzione a molte più variabili di quelle che possiamo credere.  Prima di entrare nello specifico, vorrei concludere rispondendo alla seconda domanda: nella stragrande maggioranza dei casi NO, non conviene staccarsi dall’impianto centralizzato, questo per un fattore di costi del gas impiegato (ne abbiamo parlato sopra), e che magari è la sola caldaia che legittima l’esistenza della mia utenza personale (la quale mantiene sempre dei costi fissi); ma ancora perché difficilmente a casa avremo un contratto di terzo responsabile con una ditta, la quale non soltanto si occupa delle regolari manutenzioni, ma è attiva e reperibile a seconda del rapporto e della struttura, e si sobbarca delle responsabilità derivanti da quell’impianto; aggiungo che con il danaro speso per installare una c.d. “caldaietta” avremo verosimilmente cercato di risparmiare sulle valvole termostatiche, rinunciando a buona parte del comfort da esse derivato.

Terza domanda: a cosa devo prestare attenzione prima di affrontare un simile intervento? A un sacco di cose. Prima di tutto, accertiamoci che la linea di adduzione gas all’interno del nostro appartamento sia a norma e di portata sufficiente a reggere il consumo di una caldaia (occhio ai piani alti!); ancora, attenzione ad avere disponibilità del posto giusto per il tipo di caldaia che si desidera, sia esso all’interno o all’esterno; accertiamoci poi della fattibilità del distacco in termini tecnici, dell’età dell’impianto e del suo stato di conservazione (una nuova caldaia su un impianto vecchio potrebbe, compici gli sbalzi di pressione, causare rotture a tubi ormai consumati, e viceversa tubi pieni dello sporco accumulato in anni e anni potrebbero causare continui fermi impianto di caldaie dotate di moderni sensori). Ma non è finita qui! La parte più interessante è lo scarico dei fumi! Cosa possiamo fare a riguardo? Cominciamo prendendo visione dei regolamenti comunali delle nostre città, che spesso possono essere più severi addirittura delle norme nazionali, dopodiché consideriamo che lo scarico a parete di norma non è ammesso, pertanto dovremo fare in modo di far arrivare i fumi delle nostre caldaie sopra il tetto dell’edificio. Questo dà il la a due domande: quali sono i casi eccezionali nei quali è ammesso lo scarico a parete? Fondamentalmente, la legge n°90/2013, chiude un occhio nei confronti di coloro che sostituiscono una caldaia che già scaricava a parete, con una nuova a condensazione, oppure nei casi in cui vi è una impossibilità tecnica di arrivare a scaricare a tetto, vedi di edifici storici e vincolati o in caso ci si avvalga anche di pompa di calore per la climatizzazione invernale dell’unità. Deroghe a parte, l’altra domanda è: come si arriva a scaricare sul tetto? Ci possono essere canne fumarie singole oppure collettive, a seconda che il distacco avvenga da parte di tutti o di uno soltanto, e che il fabbricato lo consenta per propria fisionomia. Attenzione però: anche questo costituirà un bene comune, se condiviso, e dovrà essere sottoposto dapprima a un progetto, e poi a una manutenzione. Ultima domanda, riassuntiva e che presume una risposta personale: ne vale la pena? Nella quasi totalità dei casi no, ma se proprio non potete farne a meno, cercate di staccarvi tutti quanti e abolire totalmente il vecchio impianto centralizzato. Prima di prendere la vostra scelta, quindi valutate bene; domandate un parere anche al vostro amministratore: se è un bravo professionista, non si arrischierà a sputare sentenze o giudizi, ma si avvarrà del miglior tecnico in circolazione per farvi seguire con la maggiore precisione possibile. Anche la scelta dei professionisti è una parte importante del suo lavoro del vostro!

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