ESSERE DONNA È COSÌ AFFASCINANTE.
È UN’AVVENTURA CHE RICHIEDE TALE CORAGGIO,
UNA SFIDA CHE NON ANNOIA MAI.

 Oriana Fallaci

Per la prima volta in 226 anni di storia, il New York Stoke Exhcange (NYSE), la più grande Borsa valori del mondo, ha una donna come Presidente: il Wall Street Journal scrive che Stacey Cunningham, attuale Chief Operating Officer, succederà a Thomas Farley come numero uno del Big Board, diventando il suo 67esimo presidente. È la seconda donna ad assumere il comando di un operatore di Borsa USA dopo che nel gennaio 2017 Adena Friedman è divenuta amministratore delegato del Nasdaq.

In questo articolo vorrei iniziare a parlare della finanza dal punto di vista femminile.

Per farlo ho bisogno di fare una piccola introduzione: mi servirò di tre concetti che sono alla base della capacità di risparmio di noi donne. Iniziamo con il primo: il cambiamento.

Chi meglio di una donna può comprendere il significato del verbo cambiare.

Pensate a quante volte la nostra vita ha subito dei cambiamenti, prima di tutto fisici: ogni fase della nostra vita ha subito  un cambiamento, pensate alla pubertà o alla gravidanza, al passare degli anni. Il nostro corpo cambia forma e noi con più o meno fatica lo accettiamo.

I cambiamenti psicologici sono, credo, pane quotidiano: quanti ruoli diversi ricopre ogni giorno una donna?

Amica, collega, moglie, figlia, madre sono solo le voci più immediate che vengono in mente.

Siamo abituate al cambiamento ma questo non significa che sia sempre un processo semplice.

La teoria ci dice che il cambiamento si articola in quattro fasi.

  • PARADIGMA: identificato come la cosiddetta comfort zone il luogo che conosciamo, le abitudini che abbiamo, ciò in cui riusciamo e bene e che gli altri ci riconoscono. Tutto quello che ci fa sentire protette e sicure.
  • CRISI: rappresenta il momento in cui il nostro paradigma viene messo in discussione. Il termine crisi ha diversi significati. In Giappone la parola è costituita da due ideogrammi che rappresentano le parole Rischio e Opportunità. Per i Greci krisis deriva dal verbo krino – separare e veniva usato in riferimento alla trebbiatura: quell’attività che consiste nella separazione della granella del frumento e degli altri cereali dalla paglia, dagli involucri della spiga. E’ davvero affascinante come un termine prettamente agricolo sia stato poi trasposto nel significato di separare per scegliere, oltrepassare. I latini con l’espressione “periodo critico” concentravano l’attenzione sul processo in atto, l’evoluzione nel tempo, suggerendo l’immagine del lasciare qualcosa. Sono, come vedete, tutte espressioni che sottendono un momento positivo.
  • SCELTA CONSAPEVOLE: è il momento in cui, superata la crisi, si entra in azione consapevolmente. Abbiamo deciso di fare quel passo per cui abbiamo dovuto lottare per spezzare, una ad una, tutte le catene che ci tenevano ancorate alla nostra comfort zone.
  • NUOVO MODELLO: rappresenta l’approdo ad un nuovo paradigma.

Quante volte ci siamo trovate in questa situazione? Quanti cambiamenti anche solo negli ultimi 3/4 anni abbiamo affrontato?

Zygmunt Bauman parla di modernità liquida per definire questo continuo e irreversibile mutamento nella società ma così anche nell’economia. Penso a tre grandi cambiamenti che si sono susseguiti negli ultimi 20 anni: il pensiero va alle crisi, nell’accezione greca del termine che abbiamo visto poco fa.

  1. 2000 – 2001 l’esplosione della bolla tecnologica e poi l’attentato alle Torri Gemelle, un momento che ha cambiato la vita di tutti. I mercati hanno iniziato a scendere a marzo 2000 ed è stata la crisi non più profonda ma quella che si è protratta nel tempo. Allo stordimento del precipitare dei titoli tecnologici si è sommata la frustrazione, il senso di vuoto che ha lasciato dietro di sé, ovunque, l’11 settembre. Lo sconvolgimento che ha portato quel giorno ha pervaso ogni settore, ci siamo tutti fermati a pensare.
  2. Siamo nell’estate del 2007, il momento in cui ha iniziato a scricchiolare la montagna del debito sub-prime americano. Il primo elemento catalizzatore della crisi finanziaria che si è poi manifestata in tutta la sua forza l’anno successivo con il fallimento di Lehman Brothers e tutto ciò che ha comportato. Ancora volta sono stati messi in discussione i paradigmi che avevano rappresentato i cardini fino ad allora: nessuna regola dei mercati finanziari ha funzionato, è stato il panico. E anche qui siamo stati costretti a rivedere le nostre posizioni, a cambiare.
  3. Il terzo grande cambiamento lo stiamo vivendo oggi ed ha a che fare con la tecnologia. Non provocherà una crisi finanziaria nel senso comune del termine ma la tecnologia ha cambiato e cambierà le nostre vite, il nostro modo di vivere e di fare finanza.

In questi momenti di crisi e cambiamento dei mercati le donne si sono dimostrate più stabili e meno soggette al panico di uscita dai mercati, il cosiddetto panic selling, rispetto agli uomini. Chi fosse uscito ad esempio nel periodo di maggior ribasso dei mercati tra 2008 e il 2009 avrebbe subito una flessione percentuale pari a -55.5%; il primo anno dopo il minimo il rendimento a 12 mesi dell’indice MSCI All Country World è stato del +78.9%, il secondo del +17.1, il terzo -1.2%, il quarto +12.5 e il quinto +17.3%. Per un totale di rendimento totale annualizzato medio dei 5 anni pari al 22.2%.

L’essere più avvezze al cambiamento, a conoscerlo e a saperlo gestire, aiuta ad effettuare scelte più razionali ed equilibrate.

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