Società e associazioni sportive dilettantistiche possono erogare ai propri soci e associati, e in generale, ai tesserati delle rispettive Federazioni/Enti di promozione sportiva/discipline sportive associate di affiliazione nonché a soggetti terzi non professionisti, delle somme a titolo di compenso sportivo, rimborso forfettario di spesa, indennità di trasferta e premi per le collaborazioni rese nell’ambito di attività sportive non professionistiche praticate dal sodalizio.

Tali somme sono fiscalmente neutrali per il percipiente nel limite annuo di 10.000 euro, scontando una ritenuta a titolo d’imposta (23%) per la parte eccedente tale limite e fino all’ammontare di euro 30.658,28. Per la parte eccedente l’ammontare annuo di euro 30.658,28 , la ritenuta dovrà essere applicata a titolo di acconto (In entrambi i casi alle ritenute dovranno sommarsi anche le addizionali regionali e comunali).

Su tali emolumenti non è dovuto alcun onere contributivo né premi assicurativi Inail.

Di fondamentale importanza, al fine di poter applicare la suddetta agevolazione, è innanzitutto aver ottenuto il riconoscimento sportivo (iscrizione nel Registro Coni) da parte dell’ente erogante  e, in secondo luogo, che l’opera sia stata prestata nell’ambito di “attività sportive dilettantistiche” così identificate dallo stesso Comitato Olimpico Nazionale nelle proprie delibere.

Nell’art. 67, comma 1, lett. m), Tuir, all’ultimo periodo si precisa come tale agevolazione sia valevole per i “rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”.

Va poi considerato un ulteriore recente intervento legislativo (art. 1, comma 359, L. 205/17) a seguito del quale, per distinguere il trattamento fiscale da riservare alle associazione e società sportive dilettantistiche non lucrative rispetto alle nuove SSDL, viene sancita la diversa natura (redditi diversi ex art. 67, comma 1, lett. m), Tuir) dei  compensi derivanti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati nelle prime rispetto ai rapporti di co.co.co. nell’ambito delle SSDL (redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 50 Tuir).

Ciò premesso, risultando palesemente illogico l’inquadramento di tutte le collaborazioni negli enti sportivi dilettantistici quali “collaborazioni coordinate e continuative”, la stessa legge di bilancio ha demandato al Coni la definizione della linea di confine in questione.

Infatti, come precisato anche nel recente contributo di Francesco Napolitano (“Nuove collaborazione in asd e ssd in attesa della delibera del Coni – Eutekne.info” del 29/05/2018) sarà fondamentale “attendere la prevista delibera del CONI per conoscere quali saranno le prestazioni oggetto della previsione generica di cui al sopra citato comma 358 della legge di bilancio […]  considerato il fatto che, a oggi, l’unico contratto di co.co.co. per iscritto e depositato al Centro per l’impiego è quello di carattere amministrativo-gestionale (espressamente previsto quale reddito diverso ex art. 67, comma 1, lett. m) del TUIR)”.

Stante la condizione di totale confusione in cui si trovano a operare gli enti sportivi dilettantistici e considerati i continui rinvii del Coni sull’identificazione delle prestazioni sportive da qualificare come co.co.co. si dovrà prestare attenzione a un prossimo adempimento in tema di tranciabilità delle movimentazioni finanziarie.

Infatti,  la L. 205/17 ha previsto, con decorrenza dal 01 luglio 2018, l’obbligo, per i datori di lavoro o committenti, di utilizzo di strumenti tracciabili nella corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori subordinati ovvero co.co.co., pena l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 5.000 euro.

Pertanto, i datori di lavoro o committenti, relativamente ai rapporti sopra indicati, non potranno (dal 01 luglio) utilizzare il denaro contante che dovrà essere sostituito, ricorrendo a banche/uffici postali, da uno o più dei seguenti sistemi di pagamento:

  1. a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  2. b) strumenti di pagamento elettronico;
  3. c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  4. d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.

In ragione di quanto si è detto risulta opportuno interrogarsi sulla natura delle prestazioni sportive dilettantistiche (“volontariato indennizzato” o rapporto di lavoro nella forma di “co.co.co”) anche in considerazione del fatto che una loro qualificazione tra le collaborazione coordinate e continuative porterebbe non pochi problemi operativi a carico di associazioni e società sportive dilettantistiche (Lul, adempimenti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, incompatibilità con la status di pubblico dipendente, ecc.).

Concludendo, in attesa della tanto agognata delibera del Coni, in via prudenziale, si consiglia di evitare l’uso del contante e provvedere al pagamento dei propri atleti, istruttori, accompagnatori mediante strumenti tracciabili (bonifico, assegno, ecc.).

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