Con una recentissima ordinanza depositata il 22.03.2018 e pubblicata il 16.04.2018, la n. 9384, la Corte Suprema di Cassazione, sez. I Civile, ha stabilito che non è ravvisabile l’addebito della separazione nel caso in cui la moglie abbandoni il tetto coniugale in seguito alla scoperta che il marito ricercherebbe compagnie femminili online.

Questo perché la ricerca di relazioni extraconiugali sul web, sebbene non concretizzante un tradimento concreto, connaturerebbe una violazione degli obblighi di fedeltà previsti dall’art. 143 c.c., nel quale tra i doveri reciproci dei coniugi, oltre all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione, viene previsto appunto quello di fedeltà.

Tale circostanza viene valutata dagli ermellini come “oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione”.

Nel caso di specie, pertanto, la Corte ha ritenuto di non dover addebitare la separazione alla moglie che aveva lasciato l’abitazione familiare in seguito alla scoperta delle numerose chat del marito.

È bene spendere due parole circa l’obbligo di coabitazione che, come sopra già detto, rientra tra i doveri dei coniugi in costanza di matrimonio individuati dal legislatore. È lo stesso Codice Civile a sanzionare la violazione di tale precetto all’art. 146 c.c. (rubricato “Allontanamento dalla residenza familiare”) il quale prevede che Il diritto all’assistenza morale e materiale previsto dall’articolo 143 è sospeso nei confronti del coniuge che, allontanatosi senza giusta causa dalla residenza familiare, rifiuta di tornarvi. La proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare. Il giudice può, secondo le circostanze, ordinare il sequestro dei beni del coniuge allontanatosi, nella misura atta a garantire l’adempimento degli obblighi previsti dagli articoli 143, terzo comma, e 147”.

Vi sono ovviamente casi in cui tale abbandono della residenza familiare viene giustificato dall’ordinamento e come tale non sanzionato, è il caso in cui  l’abbandono venga effettuato: per sottrarsi a condotte violente (tanto fisicamente quanto psicologicamente) da parte dell’altro coniuge, per l’infedeltà dello stesso (come nel caso di specie), per l’invadenza dei parenti, per l’atteggiamento dispotico da parte del coniuge e di mancanza di intesa sessuale, oltre che per la proposizione della domanda di separazione o di annullamento del matrimonio.

In tutte le altre situazioni che non rientrano in quelle summenzionate, in caso di abbandono del tetto coniugale e di richiesta da parte dell’altro coniuge, il Giudice in sede di separazione giudiziale potrebbe essere chiamato a pronunciarsi circa la domanda di addebito della separazione. Tale addebito verrà riconosciuto nel caso in cui il Giudice accerti che la crisi coniugale è stata determinata dal comportamento inadempiente dell’altro.

In generale per aversi pronuncia di addebito il giudicante dovrà accertare che la situazione di crisi è antecedente alla proposizione della domanda giudiziale di separazione e che, il comportamento del coniuge in spregio ai doveri previsti all’art. 143 c.c., si trova in rapporto di causa-effetto con la crisi matrimoniale che ha portato all’intollerabilità della convivenza.

Nel caso di tradimento, pertanto, la separazione sarà addebitata solo nel caso in cui lo stesso sia stato la causa della crisi coniugale e non l’effetto. Nel caso quindi di conclamata crisi coniugale, il conseguente tradimento da parte della moglie o del marito, potrebbe non essere sufficiente a determinare un addebito della separazione.

Per tornare alla fattispecie concreta di cui si è occupata la Corte di Cassazione quindi, il fatto che la moglie avesse abbandonato la casa familiare in seguito alla scoperta dei tradimenti virtuali del marito non poteva far insorgere in capo alla stessa l’addebito, in quanto la Corte ha ritenuto che questo fosse da ritenersi giustificato a causa della violazione degli obblighi di fedeltà posti in essere dal marito.

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