IL COMMERCIO ELETTRONICO INDIRETTO

Nelle transazioni di commercio elettronico indiretto, l’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto non presenta particolari problematiche; infatti, in questo caso Internet rappresenta solo un canale pubblicitario, un negozio virtuale cui i navigatori accedono e decidono, eventualmente, di acquistare determinati beni.

Per cui nulla cambia rispetto alle c.d. transazioni tradizionali. Trattasi di una normale cessione di beni.

Tale interpretazione è stata confermata dall’Agenzia delle Entrate, con la R.M. del 15 novembre 2004, n. 133, in cui, relativamente ad un caso di una vendita di beni materiali, Internet viene definito come “un canale alternativo di offerta” il cui mero utilizzo “non è sufficiente a far rientrare l’operazione tra i servizi prestati tramite mezzi elettronici e quindi assoggettabile alla disciplina dell’e-commerce”.

Pertanto, nel caso di vendite che avvengano Italia su Italia, si fa riferimento all’art. 2 del d.P.R. 633/1972 che disciplina le cessioni di beni.

Quando, invece, le vendite sono poste in essere fra diversi Stati comunitari, l’art. 18 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114, recante la “Riforma della disciplina relativa al settore del commercio”, assimila queste transazioni alla vendita per corrispondenza (o a distanza), se effettuate nei confronti di soggetti privati (c.d. operazioni “B2C”).

Ai fini della fatturazione tali operazioni sono disciplinate dall’art. 22, co. 1, punto 1), del d.P.R. 633/1972, secondo cui l’emissione della fattura non è obbligatoria, salvo il caso in cui non venga espressamente richiesta dal cliente al momento di effettuazione dell’operazione.

Per le medesime prestazioni, l’art. 2, co. 1, lettera oo) del d.P.R. 696/1996, stabilisce l’esclusione anche dalla certificazione mediante scontrino o ricevuta fiscale, per quanto concerne le operazioni interne.

Sebbene non sussista l’obbligo di fatturazione (se non dietro espressa richiesta del cliente stesso), ciò non rende del tutto esenti da adempimenti i soggetti cedenti. Infatti, permangono i seguenti obblighi:

  1. annotazione dell’operazione di vendita sul registro dei corrispettivi;
  2. istituzione, insieme al registro dei corrispettivi, del registro delle fatture emesse, di cui all’art. 23 del d.P.R. 633/1972, nel caso in cui sia stata emessa la fattura;
  3. obbligo di accompagnare la merce venduta con un documento di trasporto (DDT).

Quanto detto fin qui vale per le vendite che avvengono tra cedente italiano e cessionario italiano, ma non nell’ipotesi di cessionari non nazionali.

Nel caso di operazioni intracomunitarie, bisogna distinguere le seguenti situazioni:

  1. cedente soggetto italiano – cessionario soggetto privato comunitario.

Le vendite scontano l’Iva in Italia a condizione che:

  • i beni siano spediti o trasportati dal cedente o per suo conto nel territorio di un altro Stato membro;
  • l’importo annuo delle vendite nello Stato membro di destinazione, nell’anno precedente e nell’anno in corso, non deve superare l’ammontare stabilito da tale Paese a norma dell’art. 34 della Direttiva n. 2006/112/CE, riportato nella seguente tabella:

STATO MEMBRO

LIMITE PER VENDITA A DISTANZA (€) STATO MEMBRO

LIMITE PER VENDITA A DISTANZA (€)

Austria 35.000,00 Lettonia 35.000,00
Belgio 35.000,00 Lituania 35.000,00
Bulgaria 35.791,00 (70.000 BGN) Lussemburgo 100.000,00
Cipro 35.000,00 Malta 35.000,00
Croazia 35.621,00 (270.000 HRK) Paesi Bassi 100.000,00
Danimarca 37.498,00 (280.000 DKK) Polonia 39.822,00 (160.000 PLN)
Estonia 35.000,00 Portogallo 35.000,00
Finlandia 35.000,00 Repubblica Ceca 41.583,00 (1.140.000 CZK)
Francia 35.000,00 Romania 26.700 (118.000 RON)
Germania 100.000,00 Rep. Slovacca 35.000,00
Gran Bretagna 81.843,00 (70.000 sterline) Slovenia 35.000,00
Grecia 35.000,00 Spagna 35.000,00
Irlanda 35.000,00 Svezia 34.366,00 (320.000 SEK)
Italia 35.000,00 Ungheria 35.000,00

 

Le vendite scontano l’Iva nel Paese di destinazione se si superano i limiti di cui sopra.

L’Iva quindi sarà dovuta nel Paese dell’acquirente e il venditore italiano dovrà provvedere alla nomina di un rappresentante fiscale in detto Paese, ovvero provvederà ad identificarsi direttamente.

  1. cedente soggetto italiano – cessionario soggetto comunitario, entrambi soggetti passivi Iva.

In questo caso il cedente italiano provvederà ad emettere una fattura “non imponibile” ai sensi dell’art. 41 del d.l. 331/1993, mentre il cessionario comunitario provvederà all’integrazione della fattura ricevuta, applicando l’aliquota Iva vigente nel proprio Paese.

Nel caso di operazioni extracomunitarie, le transazioni sono definite come operazioni di esportazione.

Anche le vendite per corrispondenza, se destinate ad un soggetto residente in un Paese extra Ue, sono considerate esportazioni. Infatti il primo comma dell’art. 8 del d.P.R. 633/1972 statuisce che “costituiscono cessioni all’esportazione le cessioni eseguite mediante trasporto o spedizione di beni, a cura o a nome del cedente, all’estero o comunque fuori dal territorio nazionale”.

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