L’esercizio dell’attività economica commerciale può definirsi come quell’attività svolta dall’imprenditore, mediante l’utilizzo dello “strumento azienda” (complesso di beni organizzati, coordinati ed impiegati), diretta alla produzione del profitto e caratterizzata dal triplice requisito dell’organizzazione, della professionalità ed abitualità.

Ai sensi dell’art. 25, comma 2, L. 133/99 alle associazioni sportive dilettantistiche (anche se non iscritte nel Registro Coni ovvero affiliate a una Federazione sportiva nazionale purché riconosciute da enti di promozione sportiva) che applicano il regime 398 viene riconosciuta la possibilità di organizzare fino a due eventi l’anno ove realizzare delle entrate (anche corrispettive) da considerarsi fiscalmente neutrali sotto il profilo Iva e II.DD.

Infatti, prevede la norma sopra richiamata, non concorrono a formare il reddito imponibile, per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore al limite  complessivo di 51.645,69 euro:

a) i proventi realizzati nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
b) i proventi realizzati per il tramite della raccolta pubblica di fondi effettuata in conformità all’ articolo 143, comma 3, lettera a), Tuir.

Tra i presupposti dell’agevolazione, gli enti devono, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, redigere un apposito rendiconto, tenuto e conservato ai sensi dell’art. 22 del DPR 600/73, nel quale vanno annotate le entrate e le spese relative a ciascuna manifestazione.

L’art. 25 sopra richiamato permette, quindi, agli enti sportivi dotati di partita Iva e che applicano il regime di cui alla L. 398/91, di svolgere fino a numero due eventi per anno considerando gli eventuali proventi commerciali conseguiti durante gli stessi (sponsorizzazioni, cessioni di beni, prestazioni di servizi , ecc.) quali attività fiscalmente irrilevanti purché siano legate a tali specifici eventi sportivi (lett. a) ovvero ad attività di raccolta fondi in occasione di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione (lett. b).

Nell’ambito di tali eventi, pertanto, l’associazione non opera quale “imprenditore commerciale” bensì nella vesta di ente non commerciale senza, per tale motivo, dover applicare l’Iva sulle eventuali operazione corrispettive.

Con tale norma il legislatore ha considerato volutamente “non commerciali” le attività di raccolta di cui all’art. 25, comma 2, L. 133/99, anche se frutto della cessione di beni e prestazioni di servizi, purché svolte nell’ambito dei due eventi l’anno. A prova di tale assunto si richiamano le indicazioni che la stessa Amministrazione finanziaria ha rilasciato nella guida 2007 “Le agevolazioni fiscali a favore dell’attività sportiva dilettantistica”, pag. 25, secondo la quale, entro i due eventi annui, sarebbero oggetto di tassazione (solo ai fini delle Imposte dirette) le somme incassate in misura eccedente il limite di 51.645,69 euro. Tali somme, sempre secondo la medesima guida, essendo il frutto di “attività corrispettive occasionali” sarebbero non imponibili ai fini Iva.

Oltre i due eventi per annui, quindi, partendo dal terzo, si dovranno applicare l’Iva e le II.DD. secondo il proprio regime fiscale rappresentando le eventuali attività corrispettive svolte delle ordinarie attività d’impresa.

Concludendo, si ritiene che l’esclusione dall’Iva degli incassi eccedenti il limite di 51.645,69 entro i due eventi annui sia indicativo della natura degli stessi quali “proventi commerciali occasionali” come tali da assoggettare a Ires piena con aliquota piena (non potendo per gli stessi applicarsi il regime agevolato previsto dalla L. 398/91 riservato allo svolgimento delle attività commerciali abituali).

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