Quante volte sulle bacheche dei nostri profili social abbiamo visto comparire foto di minori, figli o nipoti di nostri conoscenti?  È ben noto che tale divulgazione sarebbe da evitare e alla luce dei recentissimi scandali (da ultimo il ciclone Facebook – Cambridge Analytica), e in quanto le foto potrebbero finire nelle mani sbagliate, con il rischio concreto di fotomontaggi al fine di diffondere in rete materiale pedo-pornografico.

È proprio per tutelare il supremo interesse del minore e della sua immagine, che, recentemente, sono state pronunciate dapprima dal Tribunale di Mantova e, dopo pochi mesi, dal Tribunale di Roma, due importanti sentenze.

A dirimere la controversia sorta tra due ex conviventi in merito alla pubblicazione sui social delle foto dei figli minorenni da parte della madre, laddove il padre non aveva prestato il suo consenso, è intervenuto il Tribunale di Mantova con la sentenza pubblicata il 19 settembre 2017.

Anche se la sua pronuncia potrebbe essere ribaltata da future decisioni degli organi giudiziari di rango superiore, la stessa pone sicuramente un primo punto fermo importante nella regolamentazione di questa delicata questione.

Infatti il giudice mantovano ha motivato la sua decisione di ordinare alla madre di rimuovere dai social le foto dei figli, statuendo che, il pubblicare online foto di bambini costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per gli stessi, dal momento che accresce il rischio che queste immagini vengano condivise da un numero indeterminato di persone, conosciute e non, che potrebbero farne un uso poco consono o comunque illegale.

Più nello specifico, a dire del giudice di prime cure, il comportamento della madre, autrice dei post sui figli minorenni, “integra violazione della norma di cui all’art. 10 c.c. (concernente la tutela dell’immagine), del combinato disposto degli artt. 4,7,8 e 145 del d. lgs. 30-6-2003 n. 196 (riguardanti la tutela della riservatezza dei dati personali) nonché degli artt. 1 e 16 I co. della Convenzione di New York del 20-11-1989 ratificata dall’Italia con legge 27-5-1991 n. 176 (…) laddove la immagine fotografica dei figli costituisce dato personale ai sensi del d. lgs. 196/2003 (v. art. 4 lett. a,b,c) e la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata”.

Pochi mesi dopo, per l’esattezza il 23.12.2017, su una questione diversa, ma avente ad oggetto in parte la pubblicazione di foto e notizie relative al figlio minorenne sui social, si è pronunciato anche il Tribunale di Roma il quale ha condannato una madre ad eliminare da Facebook tutte le foto del figlio sedicenne con l’indicazione che, in caso di mancato rispetto dell’ordine, ella dovrà versare allo stesso a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale subito Euro 10.000=.

Il giudice del primo grado ha vietato alla madre di pubblicare contenuti che potessero creare disagi al figlio, ma v’è di più, egli ha anche autorizzato il tutore del minore a diffidare soggetti terzi che diffondessero informazioni relative allo stesso, nello specifico condividendo post e foto, potendo chiedere a chi violasse tale obbligo di rimuovere i contenuti.

In ambito di privacy dibattuta è la questione relativa a chi debba prestare il consenso in materia di pubblicazione di foto di minorenni e al trattamento dei loro dati, soprattutto nel caso in cui vi sia dissenso tra i genitori. Tale diritto del minore trova specifica tutela nell’art. 16 della Convenzione del Fanciullo siglata a New York nel 1989, il quale prevede che “1. Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. 2. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”.

Il Regolamento Europeo sulla Privacy (n. 679/2016) che tra pochi mesi troverà applicazione anche in Italia, disciplina la materia all’art. 8 e prevede che tale consenso dovrà essere prestato dagli esercenti la responsabilità genitoriale nel caso di minori infrasedicenni, mentre coloro che abbiano almeno 16 anni potranno, in virtù della loro supposta capacità di discernimento, prestare il loro consenso personalmente. Inoltre gli Stati membri potranno stabilire per legge un’età più bassa purché non inferiore ai 13 anni. Il titolare del trattamento, inoltre, dovrà adoperarsi in ogni modo ragionevole per verificare che il consenso sia prestato, o autorizzato, dall’esercente la responsabilità genitoriale sul minore.

Per concludere, pertanto, nel caso di minori infrasedicenni per la pubblicazione delle foto degli stessi da parte di terzi servirà una liberatoria sottoscritta da entrambi i genitori se conviventi; nel caso in cui questi siano separati o divorziati o non più conviventi, l’autorizzazione potrà essere prestata dal genitore con cui il minorenne abita. Nel caso in cui non vi sia accordo dell’altro genitore sulla pubblicazione della foto da parte di terzi o dell’altro genitore, non vi sarà altra soluzione che quella di ricorrere al giudice che dovrà dirimere la controversia sorta tra loro.

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