La pratica e la diffusione delle attività culturali può essere veicolata sia attraverso lo strumento associativo che tramite le fondazioni di diritto privato.

Le associazioni culturali, qualora costituite nella forma dell’associazione senza scopo di lucro, godono di importanti agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrativo-contabili.

Tra le facilitazioni più rilevanti si ricorda l’attuale fruibilità di regimi fiscali forfettari (L. 398/91, art. 145 Tuir) nonché la de-commercializzazione dei corrispettivi specifici versati da associati e tesserati per la partecipazione alle attività istituzionali del sodalizio.

Il regime disciplinato dalla L. 398/91 prevede una serie di agevolazioni fiscali e contabili particolarmente interessanti. Tale regime, inizialmente introdotto per le sole associazioni sportive dilettantistiche (e relative sezioni non aventi scopo di lucro) è stato successivamente esteso anche alle associazioni senza scopo di lucro e associazioni pro-loco (art. 9-bis, D.L. 417/91), alle società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro (art. 1, comma 1, L. 289/02) nonché alle associazioni bandistiche, cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare legalmente riconosciute e senza fini di lucro (art. 2, L. 350/03).

Tra gli aspetti caratteristici della “398” si evidenzia ai fini delle imposte dirette la determinazione forfettaria della base imponibile relativa alle attività commerciali svolte mediante l’applicazione di un coefficiente di redditività del 3%. Inoltre, l’opzione della L. 398/91, comporta, in tema di Imposta sul Valore Aggiunto, l’applicazione delle disposizioni previste in materia di imposta sugli intrattenimenti (art. 74, comma 6, DPR 633/72): per le attività commerciali connesse agli scopi istituzionali è prevista la forfettizzazione dell’IVA nella misura del 50% (un terzo per le cessioni o concessioni di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica). Ulteriore agevolazione riguarda poi la sostituzione dell’obbligo delle scritture contabili e fiscali con la tenuta del “Registro IVA contribuenti minori” di cui al DM 11/02/97 opportunamente adattato.

Parallelamente a quanto sopra, l’associazione culturale può accedere a un’ulteriore agevolazione fiscale: la de-commercializzazione delle quote di frequenza pagate da associati e tesserati.

In conformità a quanto previsto dagli artt. 148, comma 3, Tuir e 4, comma 4, DPR 633/72 le associazioni culturali e di promozione sociale possono godere, nel rispetto di determinate condizioni, della piena esenzione fiscale ai fini IVA e imposte dirette sulle somme corrisposte dai fruitori per i servizi dalle stesse erogati. Infatti, ai sensi dell’art. 148, comma 3, Tuir (mutuato dall’art. 4, DPR 633/72) viene sancito che per tali  tipologie associative “non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali..”. Tale “corrispettivo specifico” altro non è che un vero e proprio “prezzo” che il soggetto fruitore del servizio versa al sodalizio in cambio del diritto di fruire e/o partecipare alle attività culturali svolte dall’ente percipiente.

L’agevolazione in questione, richiede, comunque, il verificarsi di un duplice presupposto, sia formale che sostanziale. Verificato il primo requisito con la presenza di uno statuto rispettoso, nella forma e nei contenuti, dei principi sanciti dall’art. 148, comma 8, Tuir, (art. 4, comma 7, DPR 633/72) sarà quindi fondamentale identificare correttamente la natura del soggetto pagante (associato o tesserato) sia le attività per le quali l’ente percepisce tale provento (attività istituzionali statuariamente previste).

Stante quanto sopra, il D.Lgs. 117/2017 (c.d. Codice del Terzo settore) ha escluso (art. 89, comma 4) le associazioni culturali dalla futura applicazione dell’art. 148, comma 3, Tuir riformulato [Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati] nonché abrogato la l’art. 9-bis, D.L. 417/91 che prevede la possibilità per le associazioni senza scopo di lucro e per le pro-loco di applicare la L. 398/91.

Per le associazioni culturali per effetto della riforma del Terzo settore a partire dal periodo di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea di cui all’articolo 101, comma 10, CTS e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del Registro unico degli enti del Terzo settore (c.d. RUNTS), verrà meno la possibilità di fruire della de-commercializzazione delle “quote di frequenza” versate dai propri associati/tesserati nonché esclusa l’applicabilità del regime forfettario di cui alla L. 398/91.

L’intento del legislatore pare quello di indirizzare “forzatamente” gli enti non profit operanti in ambito culturale verso la trasformazione in associazioni di promozione sociale ETS (Enti del Terzo settore) garantendo così la fruizione, a RUNTS funzionante, della de-commercializzazione dei corrispettivi specifici versati dai propri associati e familiari conviventi nonché degli associati di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale per la partecipazione alle attività istituzionali (art. 85 comma 1, CTS).

Trasformati in APS ETS sarà ammessa, inoltre, la fruizione di un regime fiscale forfettario standard (art. 80 CTS) nonché di un regime forfettario ad hoc per le APS (art. 86, CTS) anche se peggiorativo rispetto all’attuale regime ex L. 398/91.

Tuttavia, qualora un’associazione culturale non intenda entrare nell’orbita del CTS, modificato l’art. 148, comma 3, Tuir ma non l’art. 4, DPR 633/72 (inalterato rispetto l’attuale formulazione), potrà fruire della neutralità fiscale ai fini IVA dei corrispettivi specifici versati dai propri associati, dagli associati di altre associazioni aderenti al medesimo ente di affiliazione ovvero dai tesserati di quest’ultimo per la partecipazione alle attività istituzionali del sodalizio.

Resta salvo, inoltre, per le associazioni non lucrative non ETS l’applicabilità del regime forfettario reddituale ex art. 145 Tuir.

1 commento

  1. Quanto alla riforma del terzo settore, ambito culturale e musicale, lo Stato ha scelto come impoverire e/o annullare qualsiasi attività promossa ed eseguita da cori e associazioni similari. L’attività che queste associazioni eseguono e hanno eseguito finora, al di là della L. 398/91, non hanno mai avuto un attimo di sollievo e sostegno da parte dello Stato. Ritengo la cultura e la musica parte importante di un organizzazione pubblica, come potrebbe un corpo umano camminare senza gli organi che lo sostengono??? Riflettere e operare in maniera positiva e propositiva in questo ambito, é importantissimo. L’alternativa è l’impoverimento culturale della nostra società.

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