Vorrei iniziare ponendo una premessa e citando Fred Schwed Jr:

“La speculazione è il tentativo di trasformare una piccola somma in un fortuna.
L’investimento è impedire ad una fortuna di trasformarsi in una piccola somma”.

Quando mi si chiede di parlare di criptovalute, devo innanzitutto chiarire che non rientra, per ora, nel campo degli investimenti di cui io mi occupo, si tratta piuttosto di una speculazione. Nulla da eccepire a chi vuole tentare questa strada ma non la possiamo considerare ancora uno strumento finanziario.

Dal mio punto di vista monitoro lo sviluppo in attesa che provenga una regolamentazione di questo ambito che possa rendere le criptovalute potenzialmente inseribili in una pianificazione patrimoniale. C’è da dire che la curiosità che si è creata ha spinto moltissime persone a metterci dei soldi e, non essendoci tutele e regole, i più ingenui rischiano di farsi male.

Uno degli investitori più importanti ed imprenditori di maggior successo della storia, Warren Buffet, detto anche l’oracolo di Omaha, dalla città in cui è nato, ha stillato le sue regole per investire e la prima recita: “Investire non è complicato, ma devi valutare su cosa stai investendo”.

E’ necessario agire in base alla propria sfera di competenza; la dimensione di quella sfera non è molto importante, conoscere i suoi confini, tuttavia, è vitale. Mi chiedo se tutti coloro che hanno comprato bitcoin sappiano esattamente di cosa si stia parlando e soprattutto quali siano i confini.

Non metto in dubbio possa essere la “moneta del futuro” ma per poter entrare nel circuito occorrono leggi e regole.

Ho fatto una ricerca per sondare come il mondo finanziario veda questa ascesa.

Curiosità, paura, voglia di provarci, le reazioni delle banche centrali sono variegate: faremo un breve giro del mondo per capire quale sia l’atteggiamento della finanza ufficiale di fronte alle criptovalute. Tralasciando il gergo comune, da ora in poi le chiameremo criptomonete in quanto mezzo di pagamento digitale che non è garantito da alcuna banca centrale, come il denaro tradizionale, né si appoggia all’intermediazione delle banche o di altri istituti finanziari.

Jerome Powell, neo presidente della Federal Reserve, ha dichiarato che si tratta di un fenomeno “non abbastanza rilevante” (nel suo picco massimo a dicembre valeva circa 500 miliardi di $ contro largo circa gli 80 milioni di milioni di $ del mercato azionario mondiale).

In Brasile non vedono rischi eccessivi.

Bank of Canada, considera i bitcoin non una valuta ma un asset sostenuto da una tecnologia che potrebbe comunque migliorare il sistema finanziario.

Per la Banca Centrale Cinese risulta interessante la tecnologia che sta alla base, blockchain, ma ha vietato tutte le transazioni in bitcoin e simili; in linea con l’estensione del potere governativo che, dove non può controllare, vieta.

In Giappone invece, il governatore della BOJ, pur non avendo piani di sviluppo immediati, ritiene sia importante approfondire le conoscenze in merito.

La Corea del Sud ritiene il bitcoin una minaccia per l’integrità morale dei giovani e, in India, chi usa cripto valute, può finire in carcere.

Elvira Nabiullina, numero uno della Banca centrale russa, ha dichiarato di non aver intenzione di “legalizzare uno schema piramidale” e di essere totalmente contrari alle monete alternative, sia fisiche che virtuali”

Molto più chiara la posizione della BCE: il vice presidente Victor Constancio, lo scorso settembre, ha detto che il bitcoin non è una moneta ma un tulipano, con riferimento alla bolla speculativa più famosa della storia in cui un bulbo era arrivato a valere più dello stipendio di due anni di un operaio. Mario Draghi ha dichiarato che le valute digitali hanno un impatto limitato sull’economia e non rappresentano una minaccia per le banche centrali.

Per i tedeschi “sembrano più un giocattolo per speculare che una forma di pagamento” ma anche loro studiano la blockchain.

Più aperti gli inglesi, il governatore della BOE, ha parlato delle criptomonete come di un potenziale rivoluzione nel mondo della finanza.

Il Governatore della Banca di Francia sentenzia: “serve grande cautela verso i bitcoin perché dietro non c’è una banca centrale a fare da garante. Nella storia tutti gli esempi di valute indipendenti sono finiti male”.

C’è un paese che sembra già avanti su questa strada, la Svezia, dove l’uso del denaro contante è in calo da anni. Da tempo la banca centrale del paese sta sperimentando la e-krona, una moneta digitale e non una cripto moneta, perché si basa sulla blockchain come bitcoin ma è emessa dall’istituto e garantita dal governo.

Da questa panoramica, si può vedere come la sfera della criptomonete non sia ancora riuscita a trovare un punto di convergenza che la possa legittimare ma altresì evidenzia come il mondo finanziario sembra porre molta più attenzione sulla tecnologia blockchain, di cui credo questa sia la definizione più illuminante: si tratta di un “registro transazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando la necessità di terze parti”. Il nome deriva dalla sua natura distribuita: ogni nodo del network svolge un ruolo nella verifica delle informazioni, inviandole al successivo in una catena composta appunto da blocchi.

Sarà giunto il momento di guardare quello che sta sotto il livello del mare di questo iceberg piuttosto che concentrarci su quello che emerge?

Io credo di sì!

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