L’art. 67, comma 1, lett. m), T.u.i.r. inquadra tra i redditi diversi le somme percepite dalle persone fisiche nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche, riconosciute come tali dal Coni, nonché dai direttori artistici e collaboratori tecnici di cori, bande musicali e filodrammatiche qualora non conseguiti nell’esercizio di arti e professioni ovvero a titolo di lavoro dipendente.

Nell’ambito sportivo tali somme possono essere corrisposte direttamente dal Coni nonché dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto, in primis associazioni e società sportive non professionistiche iscritte nel Registro Coni.

Le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi sportivi dilettantistici di cui sopra non concorrono a formare il reddito del soggetto percipiente fino all’importo annuo di 10.000 euro (7.500 euro fino al 31/12/17) a prescindere dal fatto che le somme siano erogate da uno o più committenti.

Non rientrano nel computo del limite annuo fiscalmente neutrale i rimborsi spese documentati, anche relativi al vitto, alloggio, viaggio e trasferta fuori dal comune di residenza dell’associato, socio o tesserato sportivo. Di fatto questi rappresentano una mera rifusione di oneri sostenuti.

Ciò premesso, quindi, al fine di fruire della neutralità fiscale di cui all’art. 69, comma 2, Tuir sarà fondamentale soddisfare i presupposti rappresentati dalla natura sportiva dilettantistica dell’ente erogante e dalle attività svolte nonché dal carattere non professionistico del percipiente (ad esempio perché dotato di un proprio lavoro diverso dalle attività svolte presso il sodalizio, pensionato, studente a tempo pieno, ecc.).

Pertanto, soddisfatti i requisiti appena indicati, salvo l’utilizzo dello strumento in questione per mascherare sostanziali rapporti subordinati, si ritiene che tali attività non configurino alcun rapporto di lavoro né tanto meno di collaborazione (nella forma coordinata e continuativa) trattandosi di attività volontaristica “indennizzata”.

Sul punto in questione la norma (art. 67, Tuir) è molto chiara. Il termine “collaborazione coordinata e continuativa” viene utilizzato infatti solo con riferimento alle attività di carattere amministrativo-gestionali svolte a favore di associazioni e società sportive dilettantistiche, che nulla hanno a che vedere con l’attività sportiva (pratica, formazione, didattica, preparazione, ecc.). Le attività oggetto della collaborazione coordinata e continuativa sono volutamente limitate alle mansioni amministrative e gestionali (esempio gestione segreteria, tenuta I° nota, gestione iscrizioni, corrispondenza, ecc.) risultando evidente il fatto che l’istruttore sportivo o l’atleta dilettante non amministrano né gestiscono alcunché.

In ambito sportivo dilettantistico, quindi, nulla di nuovo ha previsto la L. 205/17 che ribadisce, ai commi 358-359, la natura di redditi diversi delle co.co.co. sportive dilettantistiche, come già specificata dall’art. 67, comma 1, lett. m) Tuir ultimo periodo (“Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”). I nuovi commi identificano, oltre a quanto sopra ribadito, i compensi derivanti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativi stipulati dalle nuove società sportive dilettantistiche lucrative quali redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ai sensi dell’art. 50 Tuir.

Concludendo, si ritiene che in ambito sportivo dilettantistico nulla sia cambiato, dovendo i sodalizi sportivi procedere con la comunicazione preventiva al centro per l’impiego e alla predisposizione e bollatura del cedolino paga, congiuntamente agli adempimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, solo in presenza di lavoratori subordinati nonché di collaboratori coordinati e continuativi di carattere amministrativo-gestionale non professionale.

Infatti, qualora si dovesse sposare la linea che tutti i percipienti somme a titolo di compenso-rimborso-premio sportivo dilettantistico (extra attività amministrativo-gestionali) debbano inquadrarsi nell’ambito delle co.co.co si creerebbe una situazione operativamente ingestibile! …si pensi al caso del genitore di un atleta che, sostituendo all’ultimo minuto il direttore sportivo per un imprevisto, provvede a scortare la squadra ciclistica durante l’allenamento. Per tale impegno al genitore viene riconosciuto un rimborso spese forfettario ex art. 67 che non potrebbe percepire se considerato come co.co.co. per mancata comunicazione preventiva al centro per l’impiego! (.. ancor peggio per quanto riguarda il pagamento dei premi in denaro derivanti dall’esito di una gara non professionistica ovviamente non pianificabile a priori).

Diversamente da quanto sopra illustrato, in tutti i casi in cui il rapporto con i propri istruttori, allenatori o altri prestatori d’opera presenti i requisiti di un rapporto di lavoro, si dovrà uscire dalla configurazione “dilettantistica”, avviando un rapporto subordinato o autonomo.  Infatti, ove il prestatore svolga un’attività in modo professionale e/o costituente l’unica sua forma di sostentamento, si corre il rischio che la natura del rapporto venga riqualificata da parte degli organi accertatori, con rilevanti conseguenze sanzionatorie.

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