Le associazioni non lucrative possono godere, nel rispetto di determinate condizioni (soggettive ed oggettive), di una piena esenzione fiscale ai fini delle imposte dirette e dell’IVA relativamente alle quote di partecipazione alle attività istituzionali versate da specifici soggetti.

Infatti, ai sensi dell’art. 148, comma 3, TUIR viene sancito che per determinate categorie di associazioni, tra le quali rientrano anche le associazioni sportive dilettantistiche, culturali, di promozione sociale “non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali..”.

Tale principio, esteso dall’art. 90, comma 1, L. 289/02, anche alle società sportive dilettantistiche senza fine di lucro, crea un’ampia “area” di attività che (pur sostanzialmente commerciali) fruiscono di un importante regime di de-commercializzazione.

Al fine di poter applicare la suddetta agevolazione è necessario che le attività “a pagamento” siano rivolte al perseguimento degli scopi sociali nonché i fruitori siano qualificati come associati (per le associazioni) e soci (per le società).

La qualifica di associato, nel rispetto dello statuto sociale, viene assunta da colui che, presentata la relativa domanda, sia stato ammesso a far parte della compagine sociale dall’organo preposto secondo statuto, nonché in regola col pagamento della quota sociale sia stato iscritto nel libro degli associati.

Nelle società, invece, sono soci solo i titolari di una quota del capitale sociale.

Giunti a questo punto, in base alle considerazioni appena fatte, potrebbe apparire evidente il trattamento di favore garantito alle associazioni rispetto a quello delle società, per le quali l’acquisizione della qualifica di socio richiede senza dubbio una procedura più costosa e macchinosa (notaio) rispetto alla semplice presentazione di una domanda di ammissione in carta libera. Ecco però che, proseguendo con la lettura del comma 3, viene sancito che tale agevolazione è fruibile anche da “altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali..”. Quindi, formulando un esempio nell’ambito del mondo sportivo dilettantistico, anche altre associazioni che operano nella medesima disciplina, i loro associati nonché i tesserati della medesima federazione sportiva nazionale o ente di promozione sportiva a cui appartiene l’ente erogatore del servizio possono fruire di corsi sportivi, lezioni di danza, nuoto, tennis, basket, ecc a pagamento senza che l’associazione o società sportiva dilettantistica venga tassata ai fini IVA ed IRES sul corrispettivo specifico corrisposto dall’atleta fruitore.

Si ricorda che l’applicazione di tale agevolazione richiede, inoltre, che l’ente sportivo recepisca nel proprio statuto il doppio disposto di cui agli art. 148, comma 8, del TUIR ed art. 90, comma 18, L. 289/02 nonché abbia regolarmente presentato il modello EAS.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here