Con l’introduzione dello split payment l’Erario ha inteso monitorare, e nel contempo salvaguardare, il gettito Iva derivante da operazioni con specifici soggetti. Tale metodo di inversione dell’onere di versamento, unitamente alla rivalsa e all’inversione contabile, consente infatti anche di ridurre l’evasione di tale imposta. Esso prevede che, per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di determinati soggetti espressamente specificati dalla norma, l’imposta sia addebitata dal cedente o prestatore, ma versata all’Erario dal cessionario o committente, in regime appunto di inversione dell’onere di versamento.

La norma è contenuta nell’art. 17-ter del d.P.R. 633/1972, introdotto dall’art. 1 co. 629 lett. b) della legge n. 190 del 23.12.2014 che, nella sua versione originaria prevedeva l’applicazione del meccanismo dello split payment alle cessioni di beni e prestazioni di servizi, soggette ad Iva, effettuate nei confronti dello Stato, di organi dello Stato e di altri enti pubblici (c.d. “P.A.”), sia che operino nello svolgimento della propria attività istituzionale, sia che operino nello svolgimento dell’attività commerciale, sia per i rapporti tra P.A.

A seguito delle modifiche introdotte dall’art 1 co. 1 del d.l. 50/2017 (cd. Manovra correttiva), si estende l’ambito di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti dell’Iva anche alle operazioni effettuate nei confronti di altri soggetti che prima della manovra correttiva pagavano l’imposta ai loro fornitori secondo le regole generali. L’estensione della manovra correttiva riguarda:

  • tutte le amministrazioni, gli enti ed i soggetti inclusi nel conto consolidato della Pubblica Amministrazione;
  • le società controllate di diritto o di fatto, direttamente o indirettamente dallo Stato;
  • le società controllate di diritto direttamente dagli enti pubblici territoriali;
  • le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana.

Inoltre vengono ricomprese nell’ambito applicativo dello split payment anche le operazioni effettuate da fornitori che subiscono l’applicazione delle ritenute alla fonte sui compensi percepiti (liberi professionisti, agenti, intermediari). È stato infatti abolito il co. 2 dell’art. 17-ter del d.P.R. 633/1972 che ne prevedeva l’esclusione.

Ciò ha comportato una estensione dell’ambito soggettivo del meccanismo; coerentemente, la norma modificativa ha altresì adattato la rubrica dell’articolo 17-ter in “Operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti e società”.

L’ambito soggettivo dello split payment è stato ulteriormente esteso ad opera dell’art. 3 del d.l. 148/2017, il quale, sostituendo il comma 1-bis dell’art. 17-ter, ha modificato ed integrato il quadro identificativo dei soggetti interessati diversi dalle Pubbliche Amministrazioni. In particolare, l’art. 3 del d.l. 148/2017 ha riscritto il co. 1-bis dell’art. 17-ter del decreto Iva stabilendo che lo split payment trova applicazione, oltre che nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, anche per:

  • gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona (lett. Oa);
  • le fondazioni partecipate da Amministrazioni pubbliche soggette allo split payment per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70% (lett. Ob);
  • le società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio e dai Ministeri attraverso voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria (lett. a);
  • le società controllate direttamente o indirettamente da Amministrazioni Pubbliche, enti pubblici e società possessori della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria (lett. b);
  • le società partecipate, per una percentuale non inferiore al 70% da Amministrazioni pubbliche o da enti o società di cui ai punti precedenti (lett. c);
  • le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana o con altro eventuale indice per il mercato azionario stabilito dal decreto MEF, identificate ai fini Iva nel territorio italiano, si ritiene anche tramite un rappresentante fiscale (lett. d).

Le nuove regole previste dal d.l. 148/2017 saranno applicabili dalle fatture emesse dal 1° gennaio 2018; prima di tale data, quindi fino al 31 dicembre 2017, rimarranno in vigore le disposizioni recate dal d.l. 50/2017.

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