Spesso accade che in ambito condominiale ci si lamenti del proprio amministratore per le ragioni più svariate: quel che è certo è che molte volte il meccanismo che si innesca porta molti condomini ad allontanarsi dalla vita del condominio, laddove questa purtroppo è la soluzione sbagliata.

Ci si convince infatti che sia impossibile cambiare il proprio amministratore e che tanto un singolo non può contare molto, e pertanto la sua voce non ha neanche senso di essere sprecata. Sbagliato.

Partiamo da un presupposto: il lavoro in analisi si basa anzitutto sulla fiducia, e in effetti è più che legittimo dare a questa sensazione un peso considerevole: approfondite ciò che non vi convince, interpellate il professionista e cercate in lui delle risposte (possibilmente non soltanto il giorno dell’assemblea, ndr).

Ciò premesso, tenete a mente che la nuova legge, la 220 del 2012, vi agevola nel desiderio di cambiamento: posto che in sede di assemblea ordinaria, quindi con cadenza annuale, l’amministratore dovrà far deliberare nuovamente il suo mandato all’assemblea o meno, sappiate che vi è la possibilità di revocare in qualsiasi momento l’amministratore non più gradito; certo, vanno distinti i casi in cui vi sia o meno giusta causa, ma questo è un altro paio di maniche.

Nello specifico, appurato quindi che è la maggioranza dell’assemblea che decide per tramite della propria sovranità, tenete in considerazione che anche gli stessi condomini, autonomamente, possono richiedere  in numero minimo di due, purché rappresentino almeno un sesto dei millesimi, che venga convocata un’assemblea straordinaria dall’amministratore. Starà poi a quest’ultimo adempiere nel termine di dieci giorni dalla ricezione della raccomandata (sempre a/r, mi raccomando!), viceversa saranno i condomini a poter convocare l’assemblea, a patto che ne diramino l’avviso a tutti gli altri.

Addirittura, nei casi più gravi che costituiscono la c.d. “giusta causa” (omessa convocazione per approvazione rendiconto, mancanza dei requisiti per l’esercizio della professione, mancata apertura e utilizzazione del conto corrente condominiale, gestione tale da creare confusione tra patrimonio del condominio, dell’amministratore e dei condomini ed altro) basta che si muova un singolo, senza che vi sia la necessità di quorum alcuno, considerato tuttavia che nuovamente le delibere devono essere adottate dall’assemblea all’uopo convocata.

Seppur in maniera estremamente sintetica, ecco quindi esposto il come e il quando; è ora giunto il momento più interessante, giusta chiosa del mio scritto: il perché.

Se da un lato questo sembra fortemente intuibile (abbiamo parlato prima di mancanza di requisiti, gravi irregolarità commesse, fiducia venuta a mancare, e aggiungerei anche disinteresse da parte dell’amministratore alla vita del condominio), è necessario rilevare l’importanza di trovare una persona che invece sia adatta al ruolo che deve svolgere: fidata, attiva, trasparente, insomma che possegga le qualità che fino a quel momento non eravate riusciti a trovare.

Se nel corso di questo articolo non sono stato particolarmente preciso sappiate che è stata cosa voluta: ho cercato di darvi uno spunto, ora sta a voi cercare qualcuno che vi aiuti ad approfondire, vi segua e vi tratti con la cura e la dedizione che un vero professionista deve avere. Buona fortuna!

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